il BOTTIGLIERE Riflessioni

Quando la nebbia comincia a diradarsi

di Fabio Rizzari 12 ott 2018 0

Non è mai troppo tardi per iniziare a conoscere e ad apprezzare una terra di vini.

A noi enofili il vino piace non perché piace e basta, ma perché non di rado ci sorprende. Prendiamo i Colli Piacentini. Dopo vari decenni nel settore, posso dire senza tema di smentita di essere uno dei maggiori - anzi, per dirla tutta: il maggiore - inesperto dei vini della zona.

Sono stato a Piacenza una singola volta, molti anni fa. O meglio, sono stato portato nei pressi di un banco di nebbia di circa venti chilometri quadrati, dentro il quale mi hanno assicurato che avrei trovato la città di Piacenza. Vini dell’area bevuti: meno delle dita di due mani.

Due sere fa, finalmente, ho cominciato a capire quale bellezza può nascondersi tra quelle nebbie. In una zona di confine che non è più quasi Emilia e non è ancora né Lombardia né Liguria. Ho cominciato a capirlo grazie ai veraci vini di Elena Pantaleoni, de La Stoppa.

L’occasione è stata una nuova puntata del ciclo Ladri di Vino. Un appuntamento che si è confermato ancora una volta più un Ladre di vino grazie alla presenza di Elena e, non bastasse, dell’energica e solare Elisabetta Foradori. 

La serata, come sempre in compagnia dell'acuto Gae Saccoccio presso la Rimessa Roscioli di Roma, è stata un rutilare di stappature belle e bellissime, sulle quali tuttavia non entro in dettagli.

Mi piace invece soffermarmi brevemente su un vino, il Macchiona 2011 La Stoppa. Un rosso arcaico e pieno di sapore, austero e affettuoso al tempo stesso. Un rosso che nonostante la vena zuccherina – forse anche grazie alla vena zuccherina – regala una viva bevibilità.

In altri vini la frazione dolce tende ad appesantire il gusto, a renderlo appiccicoso, frenato nei movimenti. In questo rosso, invece, la delicata inflessione amabile (come si diceva un tempo) ingentilisce la punta di acidità del finale. Riquadrando tutto l’insieme.
La mente, e ancora prima il palato, vanno inevitabilmente al grande modello del Barbacarlo di Lino Maga. Ma il Macchiona ha una sua personalità distinta.

Per gli amanti dei dati enografici, dei numeri, delle statistiche, copioincollo:

Varietà: Barbera 50%, Bonarda 50%
Agricoltura: Biologica con inerbimento spontaneo, nessuna concimazione, diserbo e pesticidi
Tipologia del terreno: Limoso argilloso
Sistema di allevamento: Guyot semplice
Età delle piante: 15 e 40 anni
Densità d’impianto: 4.000/6.000 ceppi per ettaro
Vinificazione: Macerazione sulle bucce per 40 gg. in vasca d’acciaio e/o cemento
Fermentazione e affinamento: Spontanea con lieviti indigeni,in botti di rovere di Slavonia da 15 e 20 ettolitri, tini in legno da 40 ettolitri e bottiglia per il tempo necessario, nessuna filtrazione e nessuna aggiunta di anidride solforosa

A tavola sta bene quasi con tutto, e costituisce la controparte rustica e solitaria dell’interminabile teoria di biccheri che si cambiano in un locale stellato piatto dopo piatto, mini preparazione dopo mini preparazione.

Mi ha fatto ricordare la prima visita presso la trattoria I Quattro Venti, un po’ più a nord e un po’ più a oriente, dalle parti di Mantova. Quando un amico chiese “la carta dei vini” ci risposero con pacata e accogliente semplicità che lì si poteva bere un solo vino (il Lambrusco Mantovano "loghino Dante"). Un solo vino: sulle paste asciutte e sulle minestre, sui bolliti e sugli arrosti; volendo anche sui dolci.  

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