il BOTTIGLIERE Degustazioni

Quando il gioco si fa Douro

di Fabio Rizzari 25 apr 2018 3

Due vini per cercare di capire lontanamente il Portogallo enoico attuale.

Di vini portoghesi, come del resto di una miriade di altri, non so una variopinta fava. L’unica debole ricognizione l’ho condotta una ventina d’anni fa andando nell’Alentejo a visitare cinque o sei aziende. Già allora mi parve che nei vini ci fosse un certo carattere, una personalità, un fondo di originalità; nonostante la camicia di forza delle omologanti tecniche “moderne” (infittimento dei sesti di impianto, concentratori, barrique, eccetera) attraverso le quali pure loro sono dovuti passare.

L’occasione per togliere un po’ di polvere a questa visione genericissima è giunta lunedì, quando Enrico Pignone, un giovane italiano laureando in enologia a Lisbona, ha portato a tavola un bianco e un rosso della nouvelle vague lusitana. Vini concepiti, se posso usare un termine improprio, dal suo illuminato professore, Manuel Malfeito Ferreira, e dal collega Virgílio Loureiro: “gente che ama bere vini dinamici, freschi, saporiti, e certo non vini molli e dolciastri”, come tiene a sottolineare Enrico. 

E difatti i due specimen, uno dal Douro del Nord, l’altro dalla vocatissima area di Dão, si sono rivelati spettacolari e inaspettati. Ecco gli appunti mentali presi per occasione:

Douro Branco Mau Feitio 2013
Mau feitio si traduce più o meno come “cattivo carattere”, ovvero, forzando un po’ il senso, “stronzo”. Bella l’etichetta, che per un’illusione ottica (per un’illusione ottima) pare stracciata e accartocciata su se stessa dopo essere stata bagnata. E bella, per una volta, anche la controetichetta:

Quando è di quelli buoni, il cattivo carattere è epidermide di varie qualità. Convinzioni, rettitudine e idee che sfidano i luoghi comuni. Genio e carattere in portoghese sono sinonimi. E molti genii hanno un cattivo carattere. Ciò che è vero per le persone è talvolta vero anche per certi vini.

A significare l’energia elettrica e la spinta quasi viperina della sua acidità nelle annate migliori. Un’acidità, si badi, non fine a se stessa, aspra, dura. Piuttosto un’acidità sonora, musicale, vibrante come una corda di violino. Acidità che si spiega benissimo: vigne a 600 metri di altitudine, suoli di scisti e graniti, zero malolattica. Taglio di rabigato (“coda di gatto”: niente a che vedere con la coda di volpe nostrana) e viosinho, si è mostrato di colore giallo pieno, con profumi mineralissimi tra il gesso e la felce; al palato salino e glaciale, saporitissimo, ma non privo di una sua grazia fruttata nel finale. Eccellente davvero. 

Dão Tinto Cão Quinta dos Roques 1999
Rosso sorprendente per più motivi degustativi. Da un lato perfettamente iscritto nel cerchio sensoriale dei vini misuratamente evoluti: colore rubino con riflessi granato e profumi terziari di tabacco, terra umida, sottobosco, con nuance di carne affumicata. Dall’altro, improvvisamente e inaspettatamente, una freschezza vitalissima e giovanile al palato, quasi da vino bianco per l’agilità, il gioco acido/salino, la progressione incisiva. Non paragonabile a nessun altro rosso conosciuto. Da me, almeno.
Ari-eccellente.

Se si pensa che “in Portogallo i vini di fascia più costosa stanno tra i quindici e i trenta euro” – nelle parole di Enrico – e che la media si muove su cifre ben più basse, il quadretto è completo: tocca andare al più presto in Portogallo a fare assaggi e a fare acquisti.

COMMENTI (3) AGGIUNGI UN COMMENTO



* Campi obbligatori

Enrico Pignone
25 aprile 2018 13:44 Questi due succulenti vini sono frutto della straordinaria "mente-mano" del Prof. Virgílio Loureiro (eletto a pieni titoli "the Godfather of Dão" dalla critica internationale), che insieme al Prof. Ferreira, promuovono/producono vini vibranti... e perchè no, anche "stronzi"! :))
Fabio Rizzari
25 aprile 2018 19:10 Grazie della precisazione Enrico, vo’ a integrare
Riccardo Margheri
27 aprile 2018 18:37 Il sottoscritto si è recato in quel di Oporto per Essencia do Vinho, ovvero una sorta di Merano Wine Festival alla lusitana, ed è capitato pure al Vino ed allora ignoto ovvio controsalone di piccoli produttori bio e non, paladini di vitigni rari di terroir estremio almeno curiosi. Mi son divertito assai, e mi riprometto di scriverne compiutamente, in qualche improbabile pausa dei miei giri con bicchiere in mano. E poi, per ora ho fatto scorta solo di Porto: 15 bt, due rotte durante il trasporto :-( e tre già bevute :-)