il BOTTIGLIERE Degustazioni

Qualche vino dalla neonata Doc Friuli

di Fabio Rizzari 06 giu 2018 1

Attiva ufficialmente dall’annata 2016, la nuova denominazione Friuli propone un’ampia gamma di vini: qui alcuni Friulano di buon livello.

Una decina di giorni fa ho partecipato, con i sodali Castagno e Gravina, a una due giorni di degustazioni friulane. Organizzato dalla H-Farm per il Consorzio della neonata Doc Friuli, l’incontro ha coinvolto alcuni altri assaggiatori, italiani e stranieri; o meglio, alcune altre assaggiatrici, dal momento che il parterre era in maggioranza femminile. L’obiettivo – il focus, direbbe più modernamente un manager – era di contribuire a selezionare un ristretto numero di vini da presentare al pubblico in una successiva manifestazione.

A questo punto sembrerebbe opportuna una digressione sul varo della denominazione regionale Friuli, con corredo di distinguo, mani avanti, considerazioni geopolitiche e magari accenni alle polemiche (inevitabili, come sempre in terra italica) che l’hanno preceduto e lo seguono.
Eh no. Sarebbe troppo comodo per i polemisti professionali, i quali non attendono altro che avere l’occasione di puntualizzare qui, tirare frecciate là, criticare a tutta randa.

Personalmente dei grovigli burocratico-amministrativi della nostra Madre Patria non mi sono mai curato. Forse sbagliando, ma di sicuro guadagnandone in salute mentale. Non lo farò quindi nemmeno oggi.
Rilevo soltanto che, se si tratta di una possibilità in più e non di una copertura legale in meno, nella mia ignoranza in materia la considero un’operazione del tutto comprensibile: in molte parti del globo terracqueo non sanno manco cos’è l’Europa (cfr l’attuale Presidente degli Stati Uniti, per il quale “il Belgio è una bellissima città”). Figuriamoci a quale grado di discrimine un consumatore asiatico medio può arrivare nella distinzione tra una sottozona regionale e un’altra.

De hoc satis. Ecco invece una piccola selezione dei migliori assaggi di Friulano. Ovviamente, trattandosi in generale di vigne di pianura e di produzioni non esattamente vinoveriste, si tratta di prodotti onesti, da uve di buona qualità, di scuola tecnica moderna. Non certo di mostri di intensità e complessità. C’è un ampio mercato per questa tipologia di vini, e anche se personalmente apprezzerei di sicuro un carattere più incisivo, molti bevitori non vogliono il campione di turno ma solo una bottiglia semplice e piacevole da bere.   

Toh! 2017 Di Lenardo
colore di buona intensità, naso che cerca di abbozzare un po' di complessità, bocca saporita, lieve tono amarognolo in chiusura
85

Gaiare 2017 Pradio
colore medio, naso di pera, bocca abbastanza matura, tratto salino intrigante, finale composto, non eroico ma di discreta succosità
83

2017 Bortolusso
non proprio attraente all’olfatto, erba tagliata, erbe amare, ma ha un lato floreale che lo slancia un po’; palato coerente, media armonia delle parti, però con chiusura piuttosto salivante
84

2017 Dario Coos
buon naso, appena in riduzione (polvere di caffè) ma dal lato metallico/salino intrigante; buon passo, discreta materia, si muove abbastanza bene
84

2017 Stanig
rustico, scoordinato all’olfatto; bocca migliore, decisa, di buon bilanciamento; si dimostra piuttosto reattivo nel finale
84

2017 Colle Duga
pulito, non molto espressivo, piuttosto neutro; bocca coerente, discreta presenza del frutto, buon equilibrio delle parti, finale non eroico ma lineare
83

Zabura 2017 Skok
pungente, vegetale, simil-pirazinico; gusto in linea, vegetale ma succoso, medio come struttura, finale che ha una valida progressione
85

Borgo Tesis 2016 Fantinel
molto minerale, elicriso, liquirizia, ombroso, caratteriale; palato meno prevedibile di altri, non molto dinamico, comunque di scontrosa piacevolezza
85

Sbils 2013 Lis Fadis
evoluto ma ancora abbastanza vitale, lato amarognolo piuttosto sottolineato, finale più nitido e convincente
84

COMMENTI (1) AGGIUNGI UN COMMENTO



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amadio ruggeri
6 giugno 2018 15:59 Certo, con un punteggio massimo di 85 c'è poco da stare allegri... Ricordavo Colle Duga un po' più espressivo, forse è un'annata poco felice. Un saluto.