il BOTTIGLIERE Degustazioni

Per la gioia dei bevitori

di Fabio Rizzari 13 lug 2018 2

Il Perlagioia dell'azienda Ancarani è un vino bianco. Punto.

Il rilievo granulometrico tattile di cui mi pare parli il grande Maynard Amerine in Wines: their sensory evaluation (1976, insieme a Edward b. Roessler) è una caratteristica importante nei vini, soprattutto in quelli rossi. La sensazione tattile che un vino dà al palato può infatti andare dalle dimensioni ingombranti di una nocciola grossolanamente tritata alla polverosità infiltrante – simile al tocco impalpabile del talco – di un La Tâche maturo.

Nei bianchi tale carattere, parlando in senso generalissimo, viene rinforzato o attenuato dalla presenza di una vena salina.

Ciò premesso, il bianco Perlagioia di Rita Babini e Claudio Ancarani è buonissimo. Dice: che c’entra? Eccoci. Pochi vini, e soprattutto pochi vini cosiddetti semplici, ovvero “senza pretese”, offrono un rilievo tattile delicato. Il Perlagioia lo offre.

Ri-dice: “che c’entra? Io da un vino semplice mica mi aspetto la raffinatezza di un vino da connaisseur, la finezza di un Borgogna. Anzi, non solo non me la aspetto, ma nemmanco la voglio. Da un vino semplice voglio una rustica schiettezza, una bevibilità franca, diretta, spontanea.”  

Bravo. Concordo. E difatti il Perlagoia non è un vino raffinato. È piuttosto, anche meglio, un vino dal tatto soffuso e dalla vena salina pennellata. Ciò che ne fa un bianco sì rustico, sì semplice, sì unidimensionale; però pure sottile, infiltrante, puro.

Veniamo ora alla parte istituzionale, da blog enologico. Armando, Giampaolo e io abbiamo già scritto in precedenza dei coniugi Claudio (“l’agricolo”) e Rita (“l’energia”): attivi in Romagna, campagne del faentino, frazione Oriolo dei Fichi. Quindi almeno tutto il malloppo azienda/storia/filosofia/stile/progetti me lo posso risparmiare.  

Il bianco Perlagioia è un’Albana fresca e gustosa. Rita: “la prima bottiglia di Perlagioia nesce nel 2005, quando le vigne che stiamo utilizzando ora non erano ancora piantate, si utilizzava quindi una parte del vigneto a pergoletta ora destinato al bianco Santa Lusa (su sabbia).

Poi il Santa Lusa ha preso il sopravvento e l'ettaro con la resa di albana più scarsa del mondo è finito tutto nella nostra Albana ‘tradizionale’.
Nel 2006 abbiamo ‘messo giù’ un altro vigneto di Albana su una lingua di limo, sempre nel podere Casone, quello che hai visto anche tu.

Una volta arrivate in equilibrio le piante, quindi dopo i 10 anni, si è deciso di riproporre un Albana in versione "easy" , rilassata, fresca, insomma da godere senza troppi giri nel bicchiere.
La differenza fondamentale tra il Perlagioia ed il Santa Lusa sono il terreno in primis e quella aggiunta di trebbiano che pare poco ma aiuta assai (permesso dal disciplinare peraltro)”

"Ben" 9 euro come prezzo finale. Esosi, eh?

COMMENTI (2) AGGIUNGI UN COMMENTO



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amadio ruggeri
13 luglio 2018 11:25 Un vino "per la gioia" appunto. Ne berrei a secchi. E Rita farebbe la sua figura come "ladra di vino". ;-)
Fabio Rizzari
15 luglio 2018 15:13 Un bel suggerimento, in effetti