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Nuvolari e il Lambrusco Mantovano

di Fabio Rizzari 14 feb 2018 0

Mantova è patria di vere e proprie glorie nazionali: vinose e non.

Amici cari sono tornati da un fine settimana a Mantova magnificando la bellezza del posto e in particolare di Palazzo Te, con la sua stupefacente Sala dei Giganti. Personalmente, non me ne voglia l’affrescatore Giulio Romano, amo il mantovano per un’altra sua gloria: l’incommensurabile Tazio Nuvolari.

Insieme all’entusiasmo per le bellezze artistiche gli amici hanno per fortuna riportato nella Capitale un reperto tangibile della grandezza del luogo: un Lambrusco Mantovano pieno di succo, fresco e facilissimamente bevibile, l’80 Vendemmie della Cantina Cooperativa di Quistello.

Provato per una singola volta, non mi azzardo a dedurne costanza di rendimento e qualità media; ho domandato quindi conforto all’esimio collega lombardo Francesco Beghi detto Beghy, che viceversa è una vecchia volpe di quelle terre. Ed egli mi ha confortato: l’80 Vendemmie “è bono”. Richiesto sulla quota di zuccheri residui, assente o comunque astutamente integrata, ha chiosato: “Stanno ‘rinsecchendoli’ negli ultimi anni”.

Tornerò da quelle parti in primavera. Sia per provare Lambrusco Mantovano di altri produttori, sia per visitare finalmente il Museo Nuvolari, che sta appunto in Via Giulio Romano (angolo Via Nazario Sauro).

E mi emozionerò vedendo memorabilia delle sue imprese. Molte non sono vittorie sportive e basta. Molte – absit iniuria rethorica – sono la testimonianza che l’orrido genere umano ogni tanto partorisce qualcuno che ha vera grandezza. Sono opere d’arte, sono dei dipinti a olio (motore) sull’asfalto; o meglio: spesso su tracciati in terra battuta.

Una per tutte: 28 luglio 1935. Gran Premio di Germania, Nürburgring. La vittoria più incredibile, definita – anche dai commentatori anglosassoni più nazionalisti – la più straordinaria vittoria di sempre in una gara automobilistica. Nuvolari non solo ha già 42 anni, lo considerano un vecchietto, ma corre pure su un'obsoleta Alfa Romeo P3: un ferrovecchio rispetto alle impressionanti Mercedes (cinque) e Auto Union (quattro), poderosamente sovralimentate e più potenti di almeno 100 cavalli, che sono predestinate a vincere. Anzi: a stravincere. Davanti alla nutrita rappresentanza di gerarchi nazisti, compreso il Führer medesimo. 

Correndo come una divinità alata, il vecchio Nuvolari vince, lasciando senza suoni o parole le centinaia di migliaia di tedeschi (300.000, pare) accorsi per assistere a una schiacciante vittoria della superiorità germanica sul mondo.

Dicono, ma non si sa se è vero, che non ci fosse alcuna bandiera italiana da issare. E nemmeno un disco con l’inno italiano. Era impensabile che servissero. Dicono che Nuvolari stesso abbia tirato fuori da una tasca un tricolore e lo abbia dato agli organizzatori esterrefatti.
Come si capisce bene, non una semplice vittoria sportiva.

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