il BOTTIGLIERE Degustazioni

Montepulciano d’Abruzzo Valentini 2013: una cronodegustazione

di Fabio Rizzari 03 ott 2018 9

Esce la nuova e attesa annata del famoso vino abruzzese, uno dei rossi più storici d’Italia.

Finalmente, dopo una lunga attesa, ho potuto ribere il celeberrimo Montepulciano d’Abruzzo Valentini. Come sempre, nei casi di vini molto famosi, l’assaggio…
“Un attimo, frena, frena: parti subito così, con le solite note di degustazione? uno straccio di inquadramento storico, di descrizione dell’azienda, della nascita del Montepulciano in terre montane, della contrapposizione con la viticoltura intensiva di pianura, eccetera, non ce li metti? Che articolo è?”

Va bene, allora piazziamoci il solito inciso. Questo – come molti altri testi qui nel bottigliere – non è un articolo giornalistico. Questo non è un giornale o una rivista. È un blog, cioè un diario. Va bene che con l’estinzione di massa delle pubblicazioni tradizionali si demanda al web non più una incerta funzione vicaria ma una vera e propria sostituzione ufficiale, pari pari e aggratis, dei vecchi contenuti specialistici. Però almeno fateci fare (fateci strutturare, per essere forbiti) i pezzi come ci pare.

E perciò: l’azienda Valentini la conoscono tutti gli appassionati par coeur, e non necessita di introduzioni. Francesco Valentini, l’attuale titolare, ha dato ampia prova di essere un eccellente interprete del territorio e realizza da molti anni scintillanti vini d’autore (uno per tutti: il magnifico Trebbiano 2010) e non necessita di descrizioni.

Ma il Montepulciano - comprensibilmente, date le monumentali bottiglie del passato aziendale – rappresenta una sfida complessa da gestire anche per un vignaiolo affermato. Ecco quindi spiegata la significativa pausa tra l’ultima vendemmia di Montepulciano Valentini e la successiva produzione, inaugurata per così dire con il 2012 e proseguita con questo 2013.   

Con Francesco ho parlato varie volte della distinzione, per fortuna oggi chiara alla maggioranza dei degustatori, tra l’anonima successione stappatura/versatura/bevitura, cui viene destinato il vino industriale di consumo, e “l’ascolto” del vino in più fasi. Dove per fasi si intende non soltanto l’accompagnare l’evoluzione del vino negli anni, aprendone una bottiglia di tanto in tanto, ma anche e direi soprattutto l’accompagnare l’evoluzione del vino della stessa bottiglia nel corso delle ore e magari dei giorni successivi all’apertura. Scrivo degustatori e non bevitori perché se uno prevede una serata in buona e ampia compagnia non ha ovviamente alcuna intenzione di lasciare manco un goccio di vino da “ascoltare” il giorno dopo.   

Ecco dunque l’assaggio di questo 2013, spiattellato in una cronodegustazione:

Giovedì 27 settembre, ore 12:15
Muto all’olfatto, senza correnti odorose principali né tantomeno sfumature. Gusto altrettanto reticente, anzi proprio assente. Non concede nemmeno una frazione di aromi. Il bicchiere sembra vuoto. Il vino ha però una valida giustificazione: devo ancora aprire la bottiglia.

Giovedì 27 settembre, ore 12:18
Colore intenso, ma certo non nerastro saturo come mi sarei aspettato, anzi piuttosto luminoso e trasparente. Naso da subito discretamente espressivo, non avverto la forte riduzione iniziale che appesantisce molti Montepulciano appena stappati; è solo appena velato. Niente caffè tostato, niente cioccolato. Prevalgono le note lattiche, il frutto si coglie ancora nelle nebbie, occorre che la foschia si diradi.
La bocca è decisamente più snella e dinamica dei Montepulciano Valentini d’antan, più fresca e ariosa.

Giovedì 27 settembre, ore 12:45
I profumi si vanno rischiarando, facendo emergere una netta analogia con [inserire un frutto a bacca rossa a piacere]. Il gusto, che già non risultava contratto all’apertura della bottiglia, si conferma agile, ritmato, estremamente bevibile. Molto fini i tannini. Centro bocca più allentato che compatto. I minimi toni riduttivi sono spariti.

Giovedì 27 settembre, ore 19:01
Perfettamente limpido sia nel colore che nell’assetto olfattivo e il quello gustativo. In controtendenza con lo sviluppo aromatico classico (toni empireumatici all’inizio, toni floreali e fruttati con l’aerazione), si affaccia una sfumatura di nocciola tostata che riconnette il vino ai suoi antenati, almeno sul piano odoroso.

Giovedì 27 settembre, ore 21:14
Si definisce con sempre maggiore focalizzazione un timbro fruttato nitido, succoso, che ha sia éclat che pureté, per citare i termini che Lino Banfi usava nei film degli anni Settanta. I tannini si confermano di grana molto fine, l’alcol è impercettibile (impercettibile in senso organolettico, intendo: e difatti anche sul piano chimico-analitico l’etichetta riporta un contenutissimo 12,5 gradi).

Venerdì 28 settembre, ore 21:14
A un giorno esatto dall’ultimo assaggio non cede di un millimetro all’ossidazione. La sensazione dominante, al palato, è di una freschezza acida rilevatissima, a un centimetro dallo squilibrare il quadro complessivo. Ma quel centimetro non viene toccato. Certo, a questo punto pare evidente la distanza interpretativa dai Montepulciano - o almeno, da molti Montepulciano - della casa degli anni Ottanta e Novanta. 

Sabato 29 settembre, ore 19:30
A due giorni e mezzo dalla stappatura il vino rimane bello vivo, anzi pare acquistare ancora qualcosa in termini di messa a fuoco e profondità di campo: un buon fotografo non potrebbe che darmi ragione.

Domenica 30 settembre, ore 12:45
Muto all’olfatto, senza correnti odorose principali né tantomeno sfumature. Gusto altrettanto reticente, anzi proprio assente. Non concede nemmeno una frazione di aromi. Il bicchiere sembra vuoto. Il vino ha però una valida giustificazione: la bottiglia è finita.

COMMENTI (9) AGGIUNGI UN COMMENTO



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Cristiano
3 ottobre 2018 11:07 Sempre un grande vino. Ma, per curiosità, la bottiglia, nei 3 giorni l'hai tenuta aperta o ritappata di volta in volta?
Fabio Rizzari
3 ottobre 2018 11:18 Ritappata in frigo.
Cristiano
3 ottobre 2018 15:20 Ritappandolo ogni volta però è come se il vino si disorientasse ed accentua alcune caratteritiche, in primis acidità e percezione alcolica aumentata. Non sarebbe meglio lasciare la bottiglia senza tappo? Magari coprendo l'imboccatura con un tovagliolo per non far entrare polvere o altro? Scusa l'ingenuità della domanda ma dopo anni di prove ho capito solo che il giorno dopo comunque il vino si altera in maniera irreversibile.
Fabio Rizzari
3 ottobre 2018 15:37 Grazie del commento, ma la tua esperienza non sembra avere molti tratti in comune con la mia. Da anni (decenni, per quello che può contare: e nei fatti qualcosa conta) studio l'evoluzione dei vini dopo la stappatura. Con il mio storico collega Ernesto Gentili siamo stati i primi in ambito guidesco - e su questo non temo smentite - a introdurre e praticare il protocollo dei riassaggi dalla stessa bottiglia distanza di ore e giorni dall'apertura. E nella mia esperienza non ho mai notato alcun "disorientamento" dopo aver ritappato il vino, né tantomeno un'accentuazione dell'acidità e della percezione alcolica. Soprattutto, manco per niente il vino il giorno dopo si altera in maniera irreversibile. Anzi: proprio all'opposto i grandi vini - e in generale i vini veri - sono altrettanto buoni, e spesso migliori. Non di rado, anche a distanza di molti giorni.
Cristiano
3 ottobre 2018 15:48 Ti ringrazio Fabio: faccio certamente tesoro della tua esperienza, ci mancherebbe, stimandoti oltremodo come degustatore e divulgatore. Ho l'abitudine di aprire sempre i vini molte ore prima, questo sì, per verificarne l'evoluzione. E certamente il vino ne beneficia. Raramente però ho notato un reale ulteriore miglioramento oltre le 24 ore. Continuerò a provare...
Fabio Rizzari
3 ottobre 2018 16:26 Ottimo, continuare a provare: come facciamo tutti.
Cristiana Lauro
5 ottobre 2018 20:05 Ma che bravo! Porca miseria che bel taglio hai dato all’articolo. La cronodegustazione. Il vino cambia perché cambiano i parametri - quasi tutti - e quindi dipende. Buono? Cattivo? Ti piace? Ha smesso di piacerti? Non è così importante. La scansione del tempo fra le convenzioni è quella più accettabile per una vecchia anarchica, pazzoide come me e tu l’hai resa chiave di lettura, codice chiaro per tutti, al fine di farti capire. Condivido tutto quello che dici, ma non sarei stata capace di renderlo così attrattivo. E tu lo hai fatto attraverso una convenzione: la scansione del tempo. Il vino cambia, perché cambiano i parametri e, quindi, dipende. Concetto che manda in vacca voti, classifiche e compagnia cantante. Complimenti
Fabio Rizzari
5 ottobre 2018 21:05 Grazie Cristiana, fin troppo generosa. Apprezzo molto l'apprezzamento.
Nic Marsél
9 ottobre 2018 18:56 Che bello! Nelle mie prove mi soffermo anche sul bicchiere usato (il mio) della sera precedente. Ne ricavo sempre qualche conferma. Anche negativa, in special modo in caso di volatile eccessiva o di brett.