il BOTTIGLIERE Riflessioni

Mille vignaioli, ma una sola Madame Leroy

di Fabio Rizzari 01 nov 2017 2

Un nuovo documentario tratteggia la figura della decana delle produttrici di vino del mondo.

Esistono migliaia di vignaioli, ma una sola Lalou. Esistono migliaia di produttori di vino: bravi, meno bravi, seghe impresentabili; modesti, estroversi, cupi e spigolosi come un orso marsicano, presuntuosi, vanesi, profondamente sinceri, falsi come Giuda, bottegai fino alla grettezza di Shylock, visionari come i poeti lunatici di Cavazzoni.

Migliaia: ma una sola Lalou Bize Leroy. Borgognona, matriarca delle produttrici di vino del pianeta, oggi ultraottantenne, appare sempre più vicina a una figura mistica che a una scaltra imprenditrice (il suo marchio vale decine e forse centinaia di milioni di euro, una sua bottiglia di Grand Cru viaggia su migliaia di euro di costo finale). Ieratica, proverbialmente scontrosa, eppure magneticamente cordiale e di sorprendente semplicità se le stai poco poco simpatico.

Ho avuto la fortuna di incontrarla due volte in passato, e ne ho già scritto: più che dei ritratti, dei peàna acritici. Come questo di oggi, stimolato dal nuovo documentario che le ha dedicato l’emittente televisiva Arte. Bisogna masticare un po’ di francese ma è un video breve, poco meno di sei minuti, in cui Madame Leroy propone alcuni dei suoi consolidati argomenti: “Tutti parlano di grandi vini, ma che vuole dire ‘grande vino’? non è mai abbastanza grande”, “il vino comincia nel mio cuore”; “Vedete? I lieviti hanno decostruito gli acini e fra poco moriranno, dando la loro vita al loro vino. È una trasmutazione dal vegetale al liquido vivente. È dell’alchimia”.

Parte centrale dell’intervista, perché parte centrale della professione di Lalou (anche se lei non sarebbe affatto d’accordo), un breve ma significativo passaggio sulle sue prodigiose capacità degustative - quindi interpretative - di un vino. Per dare un po' di proporzioni, basta appena accennare al fatto che un maestro assaggiatore del calibro di Michel Bettane, "il" palato di Francia, afferma di aver imparato tutto da Madame Leroy. 

“In giapponese degustare vuol dire anche ascoltare. È la stessa parola. Lo trovo fantastico, perché anziché discettare sul vino, usando termini che non vogliono dire niente, ‘c’è della mineralità, sa di lampone, sa di fragola’, ci si raccoglie, si fa silenzio, e si ascolta il vino. Si cerca di comprendere la sua presenza, la sua vibrazione, la sua musica”. 

Il passaggio più commovente è però un altro. Noi amanti del vino e degustatori pluridecennali teniamo il bicchiere quasi come un oggetto estraneo o pericoloso. Due sole dita, il pollice e l’indice, al massimo tre - con il medio - a sostenerne l’intera struttura. Gesti da fiorettista, rotazioni del calice stereotipate, ripetitive. E un accostamento guardingo al liquido, con il naso che sfiora o non tocca nemmeno il bordo del bicchiere. 

E Lalou? Lalou lo afferra con entrambe le mani, lo avvolge, lo copre interamente con le sue dita lunghissime. Dita sempre più simili a una nodosa vite centenaria. Un’immagine straordinariamente evocativa, che dice tutto e che da sola vale la visione del documentario.

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COMMENTI (2) AGGIUNGI UN COMMENTO



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1 novembre 2017 09:48 Veramente emozionante il video e mirabile il post ! Sorprende sempre, nei Grandi nomi del vino la complessità del loro essere, del loro vivere l’Arte del vino , divulgata con semplicità comunicativa. Una complessità che ovviamente si riflette nei loro Grandi vini. Tocca trovare la versione integrale. Complimenti.
Fabio Rizzari
1 novembre 2017 10:47 Un raffronto forse utile si può condurre con l'intervista televisiva che ebbi la fortuna di farle, insieme a Riccardo Lombardi, per il Gambero Rosso Channel, nel lontano 2001. A questo link: https://www.youtube.com/watch?v=FVA6KokCzeY&t=152s