il BOTTIGLIERE Degustazioni

Maigret e il mistero della doppia bottiglia

di Fabio Rizzari 13 mar 2019 3

Un vecchio sceneggiato, un vecchio Bordeaux, un vecchio mistero: ma un vino buonissimo ancora oggi.

Il tema del doppio è da sempre affascinante, e non solo per uno psicanalista o per un appassionato di tennis. La doppia personalità dei vini migliori – ho citato in un post precedente la suggestiva immagine di Bettane a proposito dello Château Margaux: “Vino 'Giano', androgino, Margaux può nascere di una 'tenerezza' immediata (1953, 1961, 1985, 1989, 1991) ma ingannevole - si richiude invecchiando - o rivelarsi robusto, muscoloso e battagliero (1986, 1990, 1996) ma anche civilizzato dalla finezza della sua tessitura e del suo bouquet" – è intrigante da studiare ma soprattutto da cogliere annusando e bevendo.

Una curiosa variazione sul soggetto mi è stata offerta dal padre di un conoscente, che in occasione della nascita del figlio (1966) ha pensato bene di acquistare del vino della stessa annata per poterlo stappare dopo diciotto o vent’anni, a scopo celebrativo/festeggiamentale.

E qui parte un piccolo mistero. Che il signor Fausto rievoca così (trascrivo a memoria):

“Quando è nato il mio primogenito ero un patito di Simenon. All’epoca alla televisione italiana avevano da poco avuto un enorme successo ‘le Inchieste del Commissario Maigret’, serie a puntate tratte dai romanzi di Simenon e interpretate da un monumentale Gino Cervi.

Nelle varie puntate Maigret/Cervi stava sempre a bere e a mangiare. All’inizio avevo cercato, da Buccone mi pare
(storico negozio di vini del centro di Roma, ndr), un Beaujolais, visto che di solito Maigret ordinava nei bistrot o birra o appunto Beaujolais. Ma non era riuscito di trovarne nemmeno una bottiglia. Mi feci quindi suggerire un Bordeaux, e mi piazzarono lo Château Magdelaine.

Visto che non volevo rischiare di bermelo per sbaglio, decisi di murare la bottiglia in una piccola rientranza della cantina, come mi avevano suggerito o come avevo forse letto da qualche parte. Mi sembrava che smurarla dopo molti anni avrebbe aggiunto fascino all’idea. Poi me ne sono dimenticato, o quasi.

Quando Alessandro ha compiuto diciotto anni, con lui e con un gruppetto di amici ho spicconato la nicchia del Bordeaux. E incredibilmente, di bottiglie ne ho trovate due. Ero assolutamente sicuro di averne comprato solo una, del resto anche se i prezzi del tempo erano imparagonabili a quelli di oggi mi era costata quattro o cinquemila lire, contro le cinquecento di un buon Barolo. Come si spiega? come si spiega? Non so proprio. Forse so’ io che so’ rincoglionito.”


Dice, ok, curioso, ma a noi che ce…? A voi posso suggerire caldamente di cercare una bottiglia di Magdelaine 1966, Saint-Emilion poco battuto e poco recensito, visto che il signor Fausto me lo ha fatto gentilmente provare. Non essendo un cru molto famoso, pensavo di bere un rosso semi-ossidato, di qualità media. E invece, guarda un po’, mi sono ritrovato con un Bordeaux che non esito a definire antologico. Sullo stesso livello di – se non sopra ad – alcuni 1966 provati in passato e ben più illustri: Latour, Léoville-Las-Cases, Beychevelle…
Buonissimo, e tutto sommato ancora bello vitale, in apparenza capace di un ulteriore stazionamento in cantina.

Quanto allo sdoppiamento della bottiglia, il mistero rimane. Chissà cosa ne avrebbe pensato Maigret.

COMMENTI (3) AGGIUNGI UN COMMENTO



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Stefano
13 marzo 2019 14:13 Ma sullo scaffale dietro a Gino Cervi ci sono due bottiglie di Fernet Branca? Il tema del doppio nel vino non avrà a che fare anche con la diplopia quando si beve groppo?
Nic Marsél
13 marzo 2019 22:46 Per chi nasce nella prima parte dell'anno n, non sarebbe più appropriato approvvigionarsi con bottiglie dell'annata precedente, essendo la gestazione, così come la maturazione dell'uva (e relativa vendemmia), occorsa durante l'anno n-1?
Fabio Rizzari
15 marzo 2019 08:48 Interessante. Se valesse la teoria dell'anno n-1, io potrei festeggiare i miei compleanni con un ben più valido 1959.