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Lorenz, il cane e il vino

di Fabio Rizzari 14 lug 2017 0

Un riuscito Sangiovese conferma le storiche tesi etologiche del noto scienziato austriaco.

Con buona pace dei cinofili – tra i quali mi annovero senz’altro, considerando l’essere umano nella media molto meno degno di aggirarsi su questo pianeta – il miglior amico dell’uomo non è il cane, ma il vino.

Era giunto alla stessa conclusione il celebre etologo austriaco Konrad Lorenz (1903-1989), che infatti scrisse al suo fornitore di vini della Mosella: “Il miglior amico dell’uomo non è il cane ma il vino: specificamente il Riesling Eiswein Wehlener Sonnenuhr Dr Loosen”. Non a caso la famosa tesi di Lorenz sull’imprinting (da lui definito letteralmente come “la fissazione di un istinto innato su un determinato oggetto”) venne elaborata dopo aver tracannato con alcuni amici tre bottiglie di Gevrey Chambertin Rousseau del 1955.

Non posso che concordare con il grande scienziato. Una bottiglia di vino non abbaia e soprattutto non morde*; non devi portarla fuori almeno due volte al giorno e non rovina – se non si è maldestri –  il divano di casa. Certo, è obiettivamente molto più difficile addestrarla a cercare tartufi. In compenso, una volta trovati i tartufi, può essere la loro compagna ideale.  

“Fissazione di un istinto innato su un determinato oggetto” non potrebbe descrivere meglio l’attenzione che un palato avvisato dovrebbe riservare a vini come il Rhod 2015, Romagna Sangiovese. Lo produce Franco Dalmonte, “artigiano del vino” – come si autodefinisce – in quel di Casalfiumanese, nella valle del Santerno, Appennino Romagnolo (ma la provincia pare sia Bologna). L’azienda si chiama Terre di Macerato, e su questo non faccio commenti. Francesco Falco Falcone mi ha suggerito di tenerlo d'occhio per la nuova edizione di Vini da scorprire, del che lo ringrazio; dritta purtroppo giunta fuori tempo redazionale massimo. 

Lavorazione in biologico, stile calibrato, una controetichetta sorprendentemente non ostentativa, sebbene come accade spesso un po’ enfatica (“Rhod in celtico significa rosso, il colore del sangue e del fuoco” etc): alcune credenziali di un rosso dal colore di buona profondità, luminoso, con profumi chiari e distinti, appena solcati da una vena calda che non appesantisce in alcun modo il bouquet. Il sapore è sincero e diretto, innervato da tannini di buona grana e in ottimo bilanciamento tra dolcezza del frutto e freschezza acida.   
Su questo modello di Sangiovese fissarsi non è maniacale, ma anzi del tutto equilibrato e comprensibile.

* Per quanto su questo il Redi, parlando della Vernaccia di San Gimignano, non sarebbe d’accordo. 

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