il BOTTIGLIERE Degustazioni

L'Etna delle contrade

di Fabio Rizzari 09 nov 2018 0

I vini rossi etnei tra vecchia modernità e nuova tradizione.

Tornato dopo alcuni anni sulle pendici del sacro monte Etna, ho potuto nuovamente apprezzarne la ricchezza di terre vitate: che in zona viene derubricata a poca cosa ("eh, qui il vigneto non è granché, sono meno di mille ettari"), ma che nei fatti è fonte di sorprese e di continue scoperte impreviste.

Da ogni contrada si diparte infatti un reticolo di strade, stradine, sentieri, tratturi ("trazzère") che porta quasi invariabilmente a una vigna. 

Come sanno ormai anche i sassi, il successo planetario dei vini dell'Etna ha portato nell'ultimo decennio un nutrito drappello di investitori di fuori, dove per "fuori" si intende il resto della Sicilia e anche d'Italia, con qualche propaggine estera. 

Dico apertamente di non aver apprezzato il percettibile cambio di rotta stilistica di molti rossi etnei dei (pen)ultimi tempi: maturazioni spinte, appiccicosi aromi da legno nuovo, larghezza più che lunghezza, dolcezza più che tensione gustativa. 

La voce dei locali parla tuttavia di un ripensamento di questo modello: "guarda che anche i rossi di [omissis] ora sono meno legnosi e meno dolciastri", mi confidano. 

In attesa di offrire - magnanimamente - un'altra chance a nomi "illustri" - si fa per dire -  che sembrano tornare sulla retta via del vino vero e non pasticciato furbescamente, ho condotto pochissimi assaggi di realtà del posto nuove o seminuove (almeno per me). 

Due o tre etichette mi sono apparse troppo approssimate per poterne dare conto. Altre, pur largamente perfettibili, hanno senza dubbio raggiunto un buon grado di definizione formale. Tra queste ultime ho trovato stimolante l'ascolto del'SRC, vino rosso da tavola dell'azienda Crasà di Linguaglossa. Il lotto 2015 parte largo, alcolico e tendenzialmente muto nei primi minuti, per poi guadagnare scioltezza, quadratura e - se non dinamica - sapidità con un'adeguata aerazione. Ancora un poco naif, ma da seguire.

Altrettanto chiaroscurale l'assaggio dell'Etna Rosso Pussenti 2014 firmato dall'azienda Enò-Trio. Le premesse particolarmente salivanti (vigna su piede franco, piante di età veneranda perché sugli 80 anni e oltre) vengono in parte disattese da un rosso di bella tessitura tannica ma più caldo e statico che reattivo; soprattutto - al momento almeno - fortemente debitore dei toni speziati del rovere. 
Mancando la riprova a bottiglia aperta da qualche ora, sarei tuttavia per dargli un ampio beneficio del dubbio: i vini veri si muovono con lentezza, e con lentezza arrivano alla mèta. 

COMMENTI (0) AGGIUNGI UN COMMENTO



* Campi obbligatori

Non ci sono commenti