il BOTTIGLIERE Degustazioni

Una limonata colma di zucchero

di Fabio Rizzari 16 nov 2018 0

Uno dei più sfolgoranti bianchi dolci prodotti in terra italiana.

"Così Pereira nutriva i vuoti d’ansia creati dal vortice mulinellante dei conflitti interiori, saziandoli con limonate colme di zucchero"
Sostiene Pereira, Antonio Tabucchi

Quattro o cinque anni fa, nella parte più impervia del nord della Scozia, in un autunno insolitamente tiepido, un amico inglese scatta una foto: ritrae sua moglie, un cane dal pelo arruffatissimo, una bottiglia di Passito di Pantelleria Ferrandes.

Subito dopo ricevo sul cellulare l’immagine, accompagnata dalla didascalia: “The best sweet wine from Italy I've ever tasted. Thanks for the insight” (“il miglior vino dolce italiano che io abbia assaggiato. Grazie per la dritta”).

A distanza di un lustro, più o meno, devo smentire il giudizio del mio amico. Pur concordando sull’eccezionale qualità del bianco di Ferrandes, il miglior vino dolce mai prodotto in terra italica – isole comprese – è un altro.

L’ho sorseggiato poche sere fa, come ultima bottiglia dopo una serata ricca di etichette blasonate: non è una vanteria inutile ma serve per capire che il tavolo era già stato presidiato da alcuni mostri sacri che avrebbero rubato la scena a qualsiasi vino.

A qualsiasi vino, ma non a questo. Potrei far seguire il solito rosario di descrittori, più o meno evocativi, più o meno iperbolici. Ha maggiore efficacia l’icastica espressione romanesca: “bbòno pe esse bbono”.

Comunque, giusto per non risultare incomprensibile: colore giallo oro/ambra, profumi ingannevolmente larghi, con rimandi al panettone, sapore sulle prime tranquillo, poi via via in accelerazione folgorante, tipo razzo vettore Saturn V. Con finale di accecante luminosità, fresco come una spremuta di lime. Il tutto avvolto in una soffusa, finissima cremosità tattile.

Tale fuoriclasse si chiama TBA Super, Albana passito 1995 dell’azienda Zerbina. O meglio, si chiamava, dal momento che oggi i suoi discendenti, prodotti in media ogni quattro anni, riportano in etichetta AR Passito Riserva.

Un’ennesima riprova che l’albana ha potenziale altissimo per produrre bianchi dolci di dinamica eccezionale.
Di meglio, nel paese del continente europeo chiamato Italia, non è dato di bere. 

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