il BOTTIGLIERE Riflessioni

Lo stato like

di Fabio Rizzari 22 mar 2019 3

L’influenza degli influencer nel mondo del vino, con annessa proposta di distinzione tra influencer e raffreddorer.

Le tradizionali forme di giornalismo, così come le tradizionali forme di professioni lavorative, sono ormai un ricordo del passato.
I pochi giornalisti ancora retribuiti – in euro, ma anche in ticket restaurant, buoni spesa, ortaggi, perline colorate – sono affiancati da una larga maggioranza di disperati che pagano per scrivere. “Interessante il tuo libro, vuoi pubblicarlo? A soli mille e cinquecento euro te ne facciamo un’edizione ‘brossurata’, per cinquecento euro in più ti diamo la copertina rigida”. “Ciao Faro, ci interesserebbe un articolo sui vini toscani, ce la faresti a darci il testo, e trecento euro, per i primi di aprile?”

Parallelamente, per lo sconcerto degli anziani cronisti, prospera la categoria degli influencer: personaggi dall’esperienza indimostrabile ma capaci di ottenere con una singola foto su Instagram più like dei consensi ricevuti da Sabin dopo aver sviluppato il vaccino contro la polio.

Restando nel campo del vino, gli influencer hanno vinto, ormai da qualche anno: aziende, consorzi, fiere, manifestazioni si plasmano intorno alla loro presenza. I vecchi “esperti” sono stati rottamati, spesso con il sollievo liberatorio di chi può dare una pedata nel culo a tromboni sputasentenze. Tromboni che nei casi più virtuosi sono – erano - poco o per nulla pilotabili.

Una deriva – se si preferisce uno sguardo neutro, una strada – plasticamente rappresentata da due esempi recenti:

- l’influencer straniera che mostra a una frotta circostante di produttori adoranti quanti like ha raggiunto in pochi minuti il suo selfie con una bottiglia di Barolo (uno scatto senza alcun nemmen remoto commento sulla qualità del relativo vino) durante una delle numerose manifestazioni/anteprime che hanno drasticamente ridotto gli inviti alla pattuglia di veteroesperti novecenteschi

- l’epocale cambio di rotta di Bordeaux en Primeur, storico appuntamento con la nuova annata dei vini bordolesi riservato per decenni ai critici specializzati. Prima spalmato su un’intera settimana, poi negli ultimi tre o quattro anni sfrondato pesantemente nella formula, oggi ridotto a una mattinata di assaggi onnicomprensivi, oltretutto a posti limitati. Con la foglia di fico di un pass offerto a mo' di mancia "per i saloni e i banchi d'assaggio presenti nella bordolese".  
E con paralleli tappeti rossi srotolati agli influencer, d’Oltralpe e non.

Ora, tutto questo sembra avere poco o nulla a che fare con chi il vino lo beve. Suona la lamentazione di una corporazione in disarmo, e in buona parte lo è. Ma se il giornalismo classico è – o era, o avrebbe dovuto essere – il cane da guardia della democrazia, il giornalismo enoico è – o era, o avrebbe dovuto essere – il cane da guardia della qualità.

Impera dunque il “ma dai, oggi la figura dell’esperto di qualcosa è superata, i canali di comunicazione della qualità sono infiniti e prescindono vivaddio dall’ipse dixit, dall’opinione ex cathedra”.
Giusto. E così sia.

Allora, visto che la nuova frontiera è essere un influencer, introduco la distinzione tra influencer (decine di migliaia di follower, migliaia di like a ogni esternazione) e raffreddorer (qualche centinaio di follower, qualche decina di like a ogni esternazione). Personalmente sono a malapena un raffreddorer. Fors’anche un semplice malditester*.

Ha proprio ragione il grande poeta Brunello Robertetti, le religioni sono finite e oggi “viviamo in uno stato like”.

* certo, esistono anche fenomeni mediatici da centinaia di migliaia di follower e decine di migliaia di like a ogni esternazione, e oltre. Come chiamarli? non saprei. Lebbroser, forse

 

 

COMMENTI (3) AGGIUNGI UN COMMENTO



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Cristiano veglio
22 marzo 2019 08:46 Mi permetto di dissentire su questo articolo a riguardo di bordeaux en primeurs la manifestazione organizzata dall union des grands cru bordeaux come ogni anno anche per il 2019 comincia domenica 31 marzo e termina il 4 aprile con degustazioni negli chateaux uno per ogni appellazione ed una degustazione dove si trovano I vini di tutti gli aderenti a UGCB. Vi invito a visitare il sito Ugcb per ulteriori informazioni
Fabio Rizzari
22 marzo 2019 09:01 Foglia di fico, appunto. Le date formalmente sono le stesse, ma è cambiato tutto. In passato venivano offerti ai giornalisti sia i pernottamenti (sotto forma di ospitalità nei diversi Château, oppure in albergo) che il cosiddetto vitto. Più naturalmente gli assaggi. Oggi si concede al massimo di assaggiare nella solita mattinata di lunedì nel solito hangar di Bordeaux. Niente ospitalità. Al massimo, un pass. Dopodiché, certo, per una ristretta rosa di "influencer" (appunto), e per uno spelacchiato drappello di veterogiornalisti novecenteschi (Bettane, Sutcliffe e piccola compagnia cantante) il "pacchetto" rimane esteriormente lo stesso. Ma per il centinaio e passa di critici invitati in passato la festa è finita. E quindi, come ho scritto, è finita un'epoca.
Stefano Tesi
23 marzo 2019 14:32 Da raffreddorer al 100% sottoscrivo tutto tranne il passaggio che "ora, tutto questo sembra avere poco o nulla a che fare con chi il vino lo beve". Secondo me ha a che fare moltissimo. Proprio perché chi il vino lo beve segue i consigli degli infuencer anziché dei raffreddorer. Ciò che marca la differenza tra il voto del professore e il 6 politico l'antica memoria.