il BOTTIGLIERE Riflessioni

Lo Chardonnay disorientato e altri racconti

di Fabio Rizzari 19 lug 2019 0

Ossidazioni premature, dubbi e certezze stappatorie.

Lo chardonnay, “sole liquido” (J.Beaufort), “delizia delle genti” (J. Rigaux), “unica magìa gustativa superiore al Cornetto Algida” (E.Montale), sembra soffrire più di altri vitigni l’epocale aumento delle condizioni climatiche dei vigneti europei classici. Dove per classici intendo ovviamente quelli borgognoni e sciampagnotti; anche se rimane – pur circoscrivendo il problema a due grandi aree produttive – una violenta generalizzazione. Appare spaesato, disorientato, poco capace di reagire.  

Troppo vago per trarne una lezione valida? Eppure le bevute degli ultimi anni sono lì come testimoni del fattaccio stappatorio. I bianchi della Côte d’Or, un tempo noti per la loro tenace resistenza al naturale declino degli esseri viventi (1989: “ho bevuto uno Chevalier-Montrachet fantasticamente vivo, e aveva quasi trent’anni”), oggi sembrano sempre più pericolosamente proni alla morte prematura.

Descrivo solo due casi recenti, tuttavia il diario mentale degli assaggi dell’ultimo decennio non è povero di queste disgrazie. Un Meursault “village” del pur affidabilissimo Albert Grivault 2006 ormai ai Campi Elisi: giallo aranciato, azzerato nello spettro olfattivo (solo sullo sfondo caramella d’orzo, mallo di noce), spento al palato. Uno Chassagne-Montrachet Les Caillerets (cru di qualità trascendente, che dà di solito vini assai longevi) Blain Gagnard 2007 del tutto arrivato: molliccio, informe, oltretutto non defunto soltanto nella voce del rovere, tuttora pervicacemente attiva.

Seguite dunque, seguiamo dunque tutti il saggio consiglio del Magister Giancarlo Marino, e bevete/beviamo i nostri Borgogna bianchi (i pochi che ci consentono i portafogli attuali) entro i sei o sette anni di età. Meglio se dopo i tre anni e prima dei sei.

Per chiudere su accordi più allegri, oggi è per esempio magnifico en vin (abbastanza) jeune il Viré-Clessé Les Raspillères 2017 di Frantz Chagnoleau. Un bianco scintillante, molto vitale, ritmato nel dialogo frutto/acidità, profilato, netto, dal finale luminoso. Sarà anche più buono da bere fra tre anni? Molto probabile. Sarà ancora tra noi fra venti? Non lo escludo, ma non mi ci arrischierei.  


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