il BOTTIGLIERE Degustazioni

L’importanza delle i

di Fabio Rizzari 12 dic 2018 0

Come certe piante e certi rossi siciliani insegnano a sottrarre, più che ad aggiungere.

“Nella vita la cosa più importante è scegliere di essere felici, imparare a essere felici”. Una massima molto utile, in apparenza anche profonda: non ci vogliamo abbastanza bene, ci carichiamo da soli di pesi psicologici che ci angosciano, eccetera.

Bello. Personalmente trovo che però suoni meglio così: “nella vita la cosa più importante è imparare a essere felci”. Le felci sono esseri straordinari. Vivono sul pianeta da un po’ più tempo di noi: da circa 400 milioni di anni, per l’esattezza. Hanno enormi capacità di adattamento, dai deserti all’alta montagna. Si sono differenziate in decine di migliaia di specie, ma non conoscono alcuna forma di razzismo. Non rompono i coglioni scagliandosi contro L’Europa. Sono belle, discrete, silenziose. Hanno strutture frattali. Sono, come il vino, piene di mistero. Vi riporto alcuni passaggi della voce “felce” e ditemi se ci capite qualcosa:

“Le Pteridofite (felci) sono organismi aplodiplonti con alternanza di generazioni antitetiche eteromorfiche con netto predominio dello sporofito sul gametofito. (…) Lo srotolamento è definito vernazione circinnata.”

Perciò basta togliere una piccola i per modificare del tutto la prospettiva.

Trovo che togliere, sottrarre, aggiunga spesso qualcosa anche nel vino. Lo scrivo da anni, peraltro in buona compagnia, via via crescente nel tempo.

Prendiamo i rossi a base di nero d’Avola. Per decenni i nostri palati sono stati afflitti da liquami catramosi del tutto privi di vibrazioni e slancio. Nei bevitori attempati si è quindi generata l’equazione apparentemente inevitabile: “Nero d’Avola = rosso massiccio, denso, alcolico, mallopposo”. E poi – oh, stupore – si scopre che si tratta di un’equazione inesatta.  

Il Rosso di Contrada 2015 Marabino, per esempio, ha non contenutissimo grado alcolico (14 gradi), ma un assetto aromatico e soprattutto gustativo radicalmente diverso dai Nero d’Avola degli anni Novanta: scattante, reattivo, pieno di succo, dal frutto fresco, tonico, tutto meno che moscio e cotto. L’architettura del vino è robusta, ma non pesante. L’estrazione mirata, non eccessiva. C’è insomma quello che ci deve essere, senza elementi in più.

Proviamo a sottrarre, anziché ad aggiungere. Nella vita e nel vino.

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