il BOTTIGLIERE Riflessioni

L’esperimento estremo, o della resistenza stoica di un Montepulciano d’Abruzzo

di Fabio Rizzari 12 apr 2017 3

Di nuovo sulla conservazione del vino: i risultati di una sorprendente prova pratica

Per saltare il preambolo si passi al paragrafo che inizia con: “Per rafforzare queste convinzioni…”

La meglio regola è de no andar drio la regola, ricordava Veronelli – da buon libertar/antiaccademic/insofferent/ anticonvenzional/anarchico quale era – in diversi suoi scritti enoici.

Non possiamo buttare all’aria disinvoltamente le evidenze scientifiche acquisite sulla coltivazione della vite e sulle fermentazioni dell’uva, ma qualche dubbio sulle vigenti disposizioni di legge in tema di conservazione dei vini è lecito nutrirlo. Io con gli anni ne nutro sempre di più. Per il semplice fatto che nelle ultime decadi mi sono ritrovato a constatare la solare evidenza e insistente ricorrenza delle eccezioni.

I parametri canonici – temperatura costante entro i 12 gradi, umidità entro il 70%, assenza di luce, assenza di vibrazioni – garantiscono ai vini di raggiungere il loro massimo arco di vita potenziale, ma non di rado li cristallizzano in una forma di ibernazione in cui lo sviluppo aromatico è lentissimo. Certi campioni di longevità, come i grandi Bordeaux, tenuti a 12 gradi arrivano alla formazione di un bouquet complesso dopo alcuni decenni: troppi, per chiunque non sia un centenario sardo o un aristocratico inglese che lascia la sua cantina alle generazioni successive.

Ho scritto in varie occasioni di come certe bottiglie riescano a scampare a condizioni di conservazione lontane dall’essere ottimali. Non soltanto scampano, ma ogni tanto ne escono egregiamente.

Per rafforzare queste convinzioni mi sono deciso a un esperimento casalingo estremo, che ha interessato un periodo di tempo abbastanza ampio. Nell’aprile del 2009 ho preso un’incolpevole bottiglia di Montepulciano d’Abruzzo Fonte Cupa 2007 di Camillo Montori e l’ho sbattuta senza tanti complimenti in un terrazzo di casa. In verticale. Contro una parete che prende il sole dalla mattina presto fino all’ora di pranzo. D’inverno e d’estate. Con escursioni termiche sia giornaliere che annuali più che significative: in inverno anche -3 gradi, in estate anche +39 gradi. Per otto anni. Giuro che è andata proprio così.
Non sto deformando alcun dettaglio.

Bene. La settimana scorsa ho aperto il povero flacone. E che ne è uscito fuori? Una bella sorpresa. Il tappo, per cominciare, era in ottime condizioni: un po’ secco, certo, ma di sicuro ancora sufficientemente elastico da garantire una chiusura salda. Poi, stupefazione, l’assaggio: colore bello vivo, rubino senza alcun cedimento al granato o peggio al marrone (cfr la foto che accompagna il post); profumi niente affatto smorti, anzi piuttosto pimpanti di prugna, ciliegia sotto spirito, caffè. Sapore del tutto in linea con quanto avrei potuto attendermi da una bottiglia “ben conservata”: pieno ma non molle, succoso, sapidamente tannico (tannicamente sapido), armonico; con in più – bonus – una bella scodata di acidità finale.
Insomma, non solo un vino vivo, pure un vino molto buono. 


Come questo sia possibile rimane un mistero glorioso. Un razionalista dirà che una o più delle condizioni indicate sono false, o più semplicemente – il rasoio di Occam – che ho detto una cazzata. Un mistico che la Forza, quella di Guerre Stellari, era con la bottiglia. Un appassionato steineriano che quel particolare angolo del mio terrazzo ha una grande energia perché costruito "quando il Sole era nei Gemelli in un giorno frutto". Nei fatti non credo esistano spiegazioni convincenti, né scientifiche né irrazionali.
Tocca accettare il mistero del vino, ancora una volta.

Per cui non passate notti insonni perché avete lasciato una cassa di vino in macchina un paio d’ore a luglio e temete di averlo rovinato per sempre. Può succedere, specie se si tratta di Champagne, bianchi delicati, Borgogna, come non succedere.
Spesso, più spesso di quanto si sospetti, non succede. 

COMMENTI (3) AGGIUNGI UN COMMENTO



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claudio
12 aprile 2017 13:03 un pragmatico direbbe che il suo balcone è un ambiente perfetto per l'affinamento del Montepulciano Fonte Cupa
matias
14 aprile 2017 00:04 con solforosa a 150 si conserva tutto
Antonino spinnato
30 luglio 2017 20:18 E se fosse l'escursione termica il segreto di tutto?