il BOTTIGLIERE Degustazioni

Le nuove annate dei vini Foradori

di Fabio Rizzari 03 mar 2017 0

Poche note di assaggio dei Teroldego e della Nosiola della nota firma trentina.

Elisabetta e Theo Foradori

Conosco Elisabetta Foradori da molti anni. È una delle poche persone che fanno vino a non credersi Napoleone Bonaparte e di conseguenza a non iniziare una qualsiasi conversazione con frasi del tipo: “quando ho sconfitto gli austriaci a Marengo…”.
Vinifica con grande sensibilità e – pregio raro – sa descrivere senza frasi ad effetto qual è la sua filosofia e come lavora in vigna (in sintesi: biodinamica) e in cantina (in sintesi: anfore).

Due giorni fa è transitata da Roma con il figlio Theo, grazie ai buoni uffici del capace Luca Boccoli, per far provare alcune bottiglie aziendali, tra le quali le ultime annate dei tre vini più rappresentativi: i due cru di Teroldego, Morei e Sgarzon, e la Nosiola Fontanasanta. Di questi ho provato con gioia la vendemmia 2015.

L’incontro ha avuto luogo nel nuovo, scenografico Mercato Centrale della Stazione Termini, che si sviluppa su tre livelli, ognuno dei quali supera di venti gradi centigradi la temperatura di quello sottostante. Di conseguenza, trovandoci all’ultimo piano in una tiepida giornata pre-primaverile, i vini sono stati assaggiati in un ambiente che ricordava la foresta pluviale di Madre de Dios in Perù. Le relative note di assaggio vanno quindi prese con una certa prudenza.

Teroldego Sgarzon 2015
Da una parcella molto vicina al cru fratello, viene descritto dai titolari come rosso “più aperto, gioviale, seducente” rispetto al più ombroso Morei. Sarà che il mio palato non è così micrometrico, ma sono anni che li trovo pressoché identici nello sviluppo aromatico e gustativo. Comunque, per non fare la parte del fesso, istituisco – poco convinto – uno straccio di differenza: lo Sgarzon ha un gusto più fresco e “croccante”, il Morei un gusto più carnoso, che ricorda la mora. Questo Sgarzon 2015 ha grande purezza di frutto, tannini ancora un po’ rugosi e bell’allungo finale.

Teroldego Morei 2015
La vigna di Morei “è più ricca di detriti dolomitici”, quindi più vibrante per la forza minerale del sottosuolo (qualunque cosa voglia dire). Questo 2015 è purissimo all’olfatto, direi lirico, particolarmente invitante; al palato mostra a sua volta una grana tannica piuttosto ruvida, ma la forza motrice del sapore è trascinante. Un vino magnifico.

Nosiola Fontanasanta 2015
Classicamente in riduzione nei primi minuti dopo la stappatura, si schiude con circospezione (“con circo e ispezione”, nelle parole di Totò). In bocca ha notevole equilibrio delle parti, slancio e reattività da vendere, timbro salino netto e chiusura marcata da un tenue sbuffo alcolico.  

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