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L’Aria di Caiarossa, Yambo e i vini che si fanno in due ore e mezza di orologio

di Fabio Rizzari 06 dic 2017 4

Un buon rosso della provincia di Pisa e un grande, misconosciuto scrittore pisano.

I francesi, si sa, fanno vino dappertutto. In Francia, per esempio. Ma anche in Portogallo, in Ungheria, in Sudafrica, negli Stati Uniti, e via via in Australia, Cile, Nuova Zelanda: fin nelle remote plaghe della Cina e dell’India.

Fanno vino anche in Italia, ovviamente. Un caro amico torna da un viaggio a Pisa e ne riporta una bottiglia di vino dell’azienda Caiarossa, un nucleo produttivo che insiste – e persiste – nella parte più meridionale della provincia.

È un 2012 di Aria, un taglio bordolese (con un’incursione di syrah) che lo ha entusiasmato. Ce lo propone a tavola, tra un piatto di costolette di maiale e un racconto, per la verità piuttosto telefonato, delle bellezze ipnotiche del Campo dei Miracoli.   

Il vino è molto buono, devo dire onestamente. Certo, il timbro speziato del legno si fa sentire, ma al palato ha slancio, grana tannica fine, bell’allungo conclusivo. “Sai, lavorano in biodinamica”; sì, più o meno me lo ricordavo.

I francesi, dicevo. Ora, è vero che Caiarossa è supervisionata dall’olandese Alexander Van Beek, soprannominato the Flying Dutchman a Bordeaux per la conduzione degli Château di Margaux Giscours e du Tertre; però il team è gallico: Dominique Génot e Julian Reneaud gestiscono e dirigono tutte le fasi della produzione.

I francesi sanno fare vino dappertutto, dunque. Forse riuscirebbero a farlo anche sull’asteroide Cupido del libro di Yambo Gli esploratori dell’infinito. Non conoscete Yambo? Ahi ahi, peccato. Ma si può rimediare in fretta: Enrico Novelli, in arte Yambo, è stato uno dei più eccentrici e geniali scrittori, fumettisti, illustratori italiani*.

Nato a Pisa – giustappunto – nel 1876 e defunto a Firenze nel 1943, viene considerato il Jules Verne nostrano per la forza visionaria delle sue storie fantascientifiche: oltre a scrivere libri quali Dalla Terra alle stelle (1890), Atlantide – i figli dell’abisso (1901) e La colonia lunare (1908), ci ha lasciato fumetti evocativi come Robottino e Gli uomini verdi (1935).

Nel suo capolavoro Gli esploratori dell’infinito, del 1906, due giornalisti raggiungono un pianetino e ne seguono la traiettoria errante verso il Sole e oltre. Lo battezzano Cupido e riescono a viverci piuttosto bene, tanto da piantarci una vigna e da riuscire a fare del vino:

“Dopo qualche tempo accarezzai un’altra dolce e alcolica speranza. Chissà che prima di fare il gran capitombolo nel Sole io non avessi potuto riassaggiare il sacro liquore di Bacco. In qual modo? (…) In fondo a una cassa di semi di zucca, avevo trovato, non so come, alcune talee di vite. (…) Nascosi religiosamente in seno i preziosi virgulti e mi posi a cercare un luogo, nascosto alla vista di tutti, ove piantarli.”

“Lo trovai, in breve, poco distante dal piccolo lago. Era una microscopica valletta; alcuni metri quadrati di buon terreno, rinchiusi tra due poggi scoscesi. Là piantai i tralci. (…) Il terreno vegetale portato sopra Cupido era di ottima qualità: il Sole e la mancanza di peso mi aiutavano: così le talee si svilupparono rapidamente e meravigliosamente. Tra poco, salvo casi imprevisti, avrei potuto vedere molti superbi grappoli pendere dalle viti ricche di pampini verdi.”

(…) Un centinaio di rubicondi grappoli ciondolavano allegramente dalle mie viti. Era un buon successo davvero per un viticoltore della mia forza. La bontà del vino dipende dalla maturità dei grappoli! Questo detto di un celebre enologo, mio intimo amico, mi diede la forza di aspettare. (…)

Il sospirato giorno della vendemmia arrivò. Staccai accuratamente i grappoli con un paio di grosse forbici, e li raccolsi in un immenso canestro. Rovesciai l’uva nella conca-tinello, e, non avendo un pigiatore meccanico a disposizione, mi servii dei… piedi.”

“La fermentazione, che sulla Terra avviene dopo qualche giorno, sopra Cupido avvenne dopo pochi minuti. Separai il mosto dalle bucce e dai raspi. Bisognava attendere, perché il vino fermentasse. E attesi… Attesi due ore e mezza d’orologio, che equivalevano alle sei o sette settimane durante le quali il vino è lasciato fermentare dentro le botti, dai contadini terrestri. Lo travasai un’ultima volta, per eliminare le materie fecciose, depositatesi in fondo alla botte; finalmente… tuffai una coppa di metallo nel liquido profumato… e bevvi… Oh! Diletto inesprimibile! Oh! Gioia delle gioie!... Quello non era vino: era salute, era forza, era giovinezza… era Sole disciolto in istille! L’oro potabile di Raimondo Lullo!”

Fantascienza, certo. Ma forse, a causa del plurinominato cambio climatico, i vini pisani del ventitreesimo secolo si faranno anche loro in due ore e mezza d’orologio.

* E anche registi: “Fu un precursore anche nell'ambito del cinema italiano di fantascienza: scrisse, diresse e interpretò il film cortometraggio muto del 1910 Un matrimonio interplanetario, una commedia che rappresenta probabilmente l’esordio del cinema italiano nel genere fantascientifico”. (Wikipedia)

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COMMENTI (4) AGGIUNGI UN COMMENTO



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amadio ruggeri
6 dicembre 2017 09:11 Sì, è vero, caro Fabio, i francesi sanno fare vino dappertutto, ma noi in compenso sappiamo fare vino in posti così difficili e aspri che abbiamo persino coniato l'espressione "viticoltura eroica": penso naturalmente alla Valtellina, alle Cinque Terre, alla Costiera...dove il vino porta dentro di sé la forza vitale del sole e della roccia, dove davvero è "Sole disciolto in istille".
Fabio Rizzari
6 dicembre 2017 10:04 Molto vero, Amadio: e difatti proprio ieri sera l’emozione è stata grande bevendo vini da viticoltura eroica come i Rossese (di Giovanna Maccario, Mandino Cane ed Emilio Croesi)
amadio ruggeri
6 dicembre 2017 13:45 Bisogna che ci tieni informato di queste belle bevute ;-) A proposito...Ladri di Vino prenderà forma prima o poi? Grazie.
Fabio Rizzari
6 dicembre 2017 13:59 Certamente. Ladri di vino ha avuto il suo battesimo ieri alla Rimessa Roscioli di Roma, con i brillanti rossi di Giovanna Maccario (e i magnifici “derubati”: i Rossese di Emilio Croesi e di Mandino Cane). Prossimo appuntamento a gennaio, con gli espressivi vini di Marilena Barbera.