il BOTTIGLIERE Degustazioni

La prova del 9

di Fabio Rizzari 05 apr 2019 1

Un festeggiamento speciale.

Sono belli i post che parlano a un pubblico vasto di temi nazional-popolari: com’è fatto il Tavernello, che aggettivi posso usare oltre a “buono” per parlare di un vino, perché la domanda “bianco o rosso” è una lenticchietta troppo generica. Senonché questo, nello specifico, è un post autoreferenziale, per addetti ai lavori e fissati del vino.  

Ha avuto luogo recentemente una degustazione particolare. Un amico e collega più volte citato in questo spazio virtuale ha compiuto cinquant’anni. Per questo, tra i vari festeggiamenti privati, ce n’è stato uno organizzato dall’antica Corporazione degli Stappatori e Assaggiatori. Con un tema telefonato quanto si vuole, ma stimolante: aprire solo bottiglie di annate con il 9 finale. Ospiti generosi i fratelli Carla e Paolo Trimani, nel loro accogliente locale di Via Cernaia in Roma.

Per i riferimenti numerologico-cabalistico-storici relativi al 9 rimando a questo ispirato post di Paolo de Cristofaro di qualche anno fa. Prima delle note di assaggio trascrivo i nomi dei partecipanti e le loro bottiglie (al fine di non citare a ogni piè sospinto l’amico e collega che ha scavallato il mezzo secolo per lui oggi uso un'espressione sinonimica):

- Giovanni Bietti un rarissimo Frecciarossa 1969
- Paolo Trimani un Brunello di Montalcino Argiano 1979
- Munendo Albero delle Fagacee un Brunello Riserva Biondi Santi 1999
- il soprascritto un Nuits-Saint-Georges Les Saint Georges Gouges 1999
- Giampaolo Gravina un Chianti Classico Castellinuzza 2009
- Giancarlo Marino un Bonnes Mares Roumier 2009

È mancato all’ultimo tuffo un 1989, per colpa di uno dei partecipanti che è risultato inadempiente. Ma, come ha chiosato saggiamente Giampaolo, “casomai correggiamo a penna l’annata di una delle bottiglie”. E così abbiamo fatto per il Chianti Castellinuzza: 1989/2009.

Ed ecco le impressioni di assaggio:

Frecciarossa Grand Cru 1969
Riporta in etichetta due termini contraddittori: Grand Cru e - più sotto - “serie B”. Colmatura e tappo perfetti, colore appena segnato dallo scorrere del tempo, profumi autunnali di champignon, bocca freschissima, quasi acerba, luminosa, salivante, ancora vitale e reattiva. Magnifico. Non a caso il grande Gino Veronelli lo considerava all'epoca tra i primissimi rossi d'Italia.

Brunello di Montalcino  1979 Argiano
Colore appena aranciato, aromi di carruba e scorza di arancia, gusto delicatamente tannico, molto tonico in assoluto e a maggior ragione in relazione all’annata. Fresco, sabbioso nei tannini, lungo. Ottimo.

Brunello Riserva 1999 Biondi Santi
Vivo nei riflessi cromatici, di buona apertura aromatica, palato (auto)articolato, forti e caratteristici rimandi agli agrumi, tannini sapidi, finale salino. Notevole.

Chianti Classico 1989/2009 Castellinuzza
Limpido, arioso, di sicura progressione, non ha complessi di sorta inverso i suoi augusti vicini di bicchiere. Sorprendente in generale e specificamente nel rapporto qualità/prezzo.

Nuits St Georges Les St Georges 1999 Gouges
Tappo impressionante nella sua perfezione, e infatti: colore ancora assai giovanile, sembra svinato da 19 anni e non da 20; profumi austeri ma puri, non si concede, rimane un poco di profilo, però ha purezza di sfumature rara. Gusto netto, affilato, allo stesso tempo maturo. Tannini di particolare sottigliezza e purezza. Eccellente.  

Bonnes Mares 2009 Roumier
Esordisce in silenzio, quasi scocciato di essere stato disturbato. Poi succede di tutto: fuochi d’artificio, petardi, siluri oceanici, mortaretti e tricchebballàcche. Un raro conseguimento, conturbante  nella sua complessità aromatica e cristallino nello sviluppo.  

PS notabili i vini provati a latere (dove per “latere” si intende al di fuori della successione a base 9): un Torre Ercolana 2015 succoso, pieno, promettente, e un Torre Ercolana 1980 evoluto ma ancora espressivo.


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VOCATIVO
6 aprile 2019 10:44 Insomma, auguri all'albero delle fagacee. E che Dioniso lo preservi dagli attacchi del cinipide.