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La culla della civiltà del vino in un nuovo libro

di Fabio Rizzari 04 mag 2018 0

Tasting Georgia, il vino (e il cibo) della Georgia raccontati e fotografati da Carla Capalbo.

Fin dai primi anni Ottanta, quando il famoso produttore piemontese Giacomo Bologna tornò da un viaggio di esplorazione in quelle terre allora non agevoli per il turista occidentale, la Georgia è entrata nell’immaginario dell’enofilo come regione di favolosa – ancorché semisconosciuta – bellezza vinicola.

Oggi un nuovo, magnifico libro ne ripercorre le tradizioni e delinea i tratti della sua situazione enogastronomica attuale. Tasting Georgia, a Food and Wine Journey in the Caucasus, 464 pagine di puro divertimento in testi accuratissimi, foto suggestive e mai banalmente didascaliche, ricette salivanti di piatti del posto, è firmato da Carla Capalbo, una delle penne più autorevoli del settore enogastronomico mondiale.

“Un libro che illustra al mondo forse una delle ultime culture nascoste del cibo (e del vino) in Europa”, nelle parole del celebrato chef pluristellato René Redzepi (del Noma di Copenhagen). 

Carla è ricca di talenti: bravissima come fotografa – gli scatti del volume sono suoi – ottima come degustatrice, esperta in cucina, dotata come scrittrice. Non è un giudizio di parte, sebbene con Carla ci si conosca da decenni; ma un dato critico assodato.

“Sono vissuta in Georgia per otto mesi, in più non si contano i viaggi e i sopralluoghi che ho fatto prima e dopo”, tiene a ricordare Carla,  ho trovato una terra unica: non tanto e non solo per le tradizioni vitivinicole, per la qualità del cibo, ma anche e forse soprattutto per la bellezza dei posti”

Il libro è suddiviso in capitoli che descrivono le tappe di un viaggio (ideale e pratico). Le note gastronomiche sono maggioritarie e meritano da sole l’acquisto dell’opera. Tuttavia le sezioni riservate all’approfondimento sul vino sono robustissime e di particolare interesse.

Ne è passata di acqua sotto i ponti dagli anni Ottanta, quando Veronelli scriveva con mestizia: “gli amici georgiani sono indietro di 70 anni”. Gravava ancora il peso della desertificazione staliniana, che aveva convertito la produzione viticola – vecchia di 8.000 anni – al più bieco sfruttamento quantitativo: via i kvevri (o qvevri, o tchuri, come sono chiamati nella parte occidentale della Georgia), le anfore plurimillenarie; largo a vigneti intensivi, per realizzare vini alcolici e di basso livello.

Un massacro avvertibile purtroppo ancora oggi: “sono soltanto una cinquantina i vignaioli che usano le anfore classiche, il resto sono milioni di bottiglie prodotte da aziende commerciali su larga scala”.
I pochi, però, stanno crescendo di numero, “e i vini sono sempre più spesso di qualità eccezionale”, tiene a sottolineare Carla.

Traduco un breve ed evocativo passaggio del libro, che è scritto in inglese (ma tanto noi italiani lo maneggiamo con facilità, come testimonia bene il ministro Angelino Alfano):

“Chiedo a Giorgi di una leggenda che ho sentito, di soldati georgiani che nei tempi antichi andavano in battaglia tenendo sotto l’armatura delle talee di vite, suggerendo che se fossero morti in battaglia delle nuove viti sarebbero nate dalla loro sepoltura”

“ 'Per quanto sia poetica come storia, credo che sia piuttosto il contrario' ”, afferma Giorgi. 'Dei vecchi contadini nei villaggi mi hanno raccontato che quando un uomo andava in guerra nascondeva delle piantine di vite sotto l’uniforme perché non sapeva mai se il suo villaggio e le sue vigne sarebbero stati ancora là al suo ritorno. Era un modo per preservare una delle loro più preziose proprietà' ”.

“ 'Allo stesso modo, un marani – una cantina – georgiana è di enorme importanza. Anche nelle aree montane più impervie, dove la vite non cresce, ogni famiglia aveva una cantina: compravano i grappoli in valle e li ammostavano nel loro marani per fare vino. Quando due georgiani si incontrano, il primo saluto è: ‘Come stai?’, e il secondo: ‘Come sta la tua vigna?’ ”

Tasting Georgia, a Food and Wine Journey in the Caucasus
Carla Capalbo
pp. 464
Pallas Athene Publishers, ltd
Euro 34 

 

 

 

 

 

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