il BOTTIGLIERE Riflessioni

La cruda verità

di Fabio Rizzari 10 apr 2019 5

I Bordeaux sono o saranno presto di nuovo di moda? Considerazioni a margine dei Primeurs 2019.

Un tempo i bordofili erano un gruppo sociale abbastanza in salute tra i bevitori di vino italiani. Essi stappavano, anche in pubblico, cru classé, cru bourgeois, semplici Bordeaux generici. Un quarto di secolo fa sono stati progressivamente emarginati dalla scena enosnob, derisi e spernacchiati dalle crescenti masse dei borgognofili.

Oggi nel nostro paese i bordofili sono una specie protetta dal WWF. Ne sopravvivono alcuni esemplari – tutti muniti di radiocollare - sulle montagne appenniniche, nei boschi della Riserva della Marciliana a nord della Capitale, nelle aree più interne della Sardegna e in qualche condominio di ringhiera milanese.  

Eppure qualcosa si sta muovendo. Come spesso succede, anche sul piano meramente geografico, i confini estremi degli opposti si toccano, o quasi: vedi Galles, località dell’Alaska, che sfiora a un’ottantina di chilometri lo sperduto avamposto di Naukan, nella regione russa della Cukotka.

La retroguardia dei bevitori di Bordeaux è talmente indietro da divenire un’avanguardia. Ciò significa che si passerà verosimilmente, per quanto lento possa essere il travaso, dall’avanguardia a una voga pro-bordolesi più strutturata.

Questo spostamento tettonico non riguarda come io sospetto soltanto il nostro paese, ma sembra parte di un movimento planetario più ampio, con riferimento a zone non storicamente filobordolesi quali gli States o la Svizzera tedesca o il Belgio o il regno Unito. Il tempismo dell’Union des Grands Crus di Bordeaux in questo senso è ammirevole. Dopo aver meritoriamente invitato per decenni alle degustazioni dei Primeurs di aprile giornalisti e critici che non spostavano una cippa in termini di mercato (italiani, spagnoli, ucraini, salvadoregni, messicani, sanmarinesi), proprio ora che il contatore geiger sembra dare segni di vita fuori dei mercati classici, che fanno? Smantellano tutto.

Se mai ci fosse da qualche parte il dubbio che non esista, come ho scritto, una sostanziale discontinuità tra i vecchi e i nuovi Primeurs di Bordeaux, riporto fresca fresca una testimonianza francofona che mi è giunta per corrispondenza privata. Non sia mai uno venisse sospettato di provincialismo e vittimismo italiota:

"Cher Fabio, je voulais tout simplement te communiquer que j'ai été également ostracisé par l'Union des Grands Crus. Quand je suis arrivé, le premier jour j'ai compris: dégustation debout dans la fureur et le bruit, parmi la foule aux visages couperosés et même, un chien qui déambulait là, aboyant timidement.... Je suis parti et me suis débrouillé autrement. En fait, ils ont constitué un petit groupe de happy few qui ont pu déguster, assis, dans les conditions habituelles, la semaine précédente et les autres journalistes ont été contraints de déguster debout, souvent sans même pouvoir poser son ordinateur sur une table. Scandaleux!"

Il che, tradotto in maniera casareccia, suona più o meno:

"Caro Fabio, volevo semplicemente comunicarti che sono stato anch’io ostracizzato dallUnion des Grand Crus. Quando sono arrivato il primo giorno ho capito: degustazione in piedi, nel furore e nel rumore, tra una folla di gente dal viso arrossato, e anche un cane che passeggiava, abbaiando timidamente… Me ne sono andato e ho risolto in altro modo. Nei fatti hanno costituito un gruppetto di happy few che ha potuto degustare, seduto, nelle condizioni abituali, la settimana precedente, gli altri giornalisti sono stati costretti a degustare in piedi, spesso senza nemmeno poter poggiare il proprio computer su un tavolo. Scandaloso!

Ma il succo della faccenda è meno settoriale. Qui come in altri settori della modernità il mercato mostra apertamente la sua vera faccia, una volta liberatosi della necessità residuale di imbellettarla con i colori della “cultura”. Nella scelta sprezzante dell’Union des Grands Crus di Bordeaux non è difficile leggere il sottotesto: “i nostri vini basterebbero appena per la Cina e i ricchi dell'est. Per i solidi mercati tradizionali – USA in testa – invitiamo le cinque o sei firme che influenzano gli acquisti, che devono ringraziarci e a posto così. Per il resto l’Europa intera, e i suoi pennivendoli, possono andare a farsi friggere”.

Non che ci si debba stupire, eh. Ciò valeva, pari pari, per l’anno scorso e pure per prima. La sostanza era il soldo. Ma almeno si salvava la forma, conservando – con un signorile disinteresse – la foglia di fico del rispetto verso la stampa specializzata, verso le opinioni indipendenti, verso la critica dei connaisseurs. Verso la civiltà del vino, in parole enfatiche.
Ora ça suffit.

COMMENTI (5) AGGIUNGI UN COMMENTO



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VOCATIVO
10 aprile 2019 18:46 Commento, tangenziale al post, ma che dal post prende spunto. Alla luce della nuova strategia di espansione in Europa della Cina, la via della seta non prevede - come briciole da lasciare alla retroguardia dell'impero di Xi Jinping - l'acquisto in tempi più o meno brevi di alcuna rinomata maison bordolese o borgognona? Riformulando la domanda: a Bordeaux non gradirebbero l'entrata in qualche società di un oligarca orientale? Finché Clos de Tart viene acquistata da Pinault, sia pure a prezzo astronomico, il rumore prodotto è poca cosa: si resta in Europa, meglio ancora: in Francia, e la conoscenza/competenza sul mondo enologico è garantita. Ma se arrivasse un imprenditore cinese, che col vino avrà avuto qualche incontro episodico, quale reazione avremmo? Al momento siamo poco propensi a prendere in considerazione tale evenienza: l'azzardo sembra scongiurato, almeno dalla nostra prospettiva, per via della notevole distanza che li separa proprio dalla conoscenza e competenza in materia, ma ormai non sono più così certo che basti detta distanza a tenerli lontani.
Sergio
10 aprile 2019 18:53 Però se li accusate per anni di fare marmellatone per Parker, è ovvio che poi non vi stendano il tappeto rosso, no? casomai lo stendono a Parker, appunto
Stefano
10 aprile 2019 22:05 Credo che gli châteaux di proprietà cinese siano ormai circa 200.
Fabio Rizzari
10 aprile 2019 22:17 Leggo ora: esatto, a Bordeaux sono numerosi gli Château di proprietà cinese. Uno dei primi acquisti, molti decenni fa, è stato Lagrange (a St Julien).
VOCATIVO
11 aprile 2019 16:23 Grazie delle risposte. Non ci sono più in alto dei Troisièmes Crus, giusto?