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La bellezza sotto casa

di Fabio Rizzari 20 dic 2017 0

Come scoprire un grande bianco già scoperto da tempo.

“Trista e affannosa è nelli omini la lunga cerca di nòvi lochi, nòve dilettazioni, nòve e lontane donne, quando al fine essi omini scoprano la bellezza nella vicinante del pianerottolo”.
Leonardo da Vinci

La nota sentenza vinciana spiega perfettamente perché molti enofili si buttino con sempre maggiore ansia indagatoria nella ricerca di vini da terre poco cognite, da vitigni poco battuti, da case vinicole remote, per poi trascurare la bellezza che hanno sotto casa.  

“Ho trovato questo bianco in un negozietto di Spalato: senti un po’ che roba… fantastico, eh? È da uve kmjrie, la vinifica un ex allievo montenegrino di Fabrizio Niccolaini. Certo, la volatile è un po’ alta, circa 9 grammi/litro di acido acetico, ma vedi quanto spinge?”.

Anch’io non sfuggo a questa inclinazione verso l’esotico, e mi accorgo di assaggiare un vino sconosciuto con una sfumatura – più di una sfumatura – di benevolenza in più. Per poi rimanere stupefatto quando scopro un nuovo, grande vino prodotto proprio sul pianerottolo di casa (ragionando in scala mondiale).

Proprio così è andata domenica. Stappo il bianco firmato da un celebrato produttore di rossi e resto basito: pur essendo un 2016 ha già i profumi compiuti del grande vino, i sapori del grande vino; perfino già il colore del grande vino: un giallo luminoso e discretamente intenso che uno imparenterebbe piuttosto a un Meursault maturo che a un Erbaluce di Caluso giovane.

Perché di un Erbaluce di Caluso si tratta, del Torrazza 2016 di Roberto Ferrando da Carema. Colorato ma brillante, profumato di litchi, limone, erba fresca, roccia dolomitica (tra il Sassolungo e il Sassopiatto), di trama perfetta al palato: vale a dire denso ma non appiccicoso, compatto ma non statico, anzi proprio all’opposto guizzante come un’acciuga del mar ligure (certo non del mare Adriatico: solo i principianti possono confondere i due vini/acciuga). Un vino al quale in scala centesimale darei un punteggio tra 99/100 e 100/100.

Si dirà: ma come, mai provato prima altri Erbaluce di Ferrando? Certo che sì. Trovandoli sempre molto ben fatti, molto piacevoli, molto versatili alla tavola. Ma mai vedendoli con occhi nuovi. Con gli occhi di chi scopre la bellezza nella vicina di pianerottolo.

PS. A ulteriore rinforzo della sensazione di una scoperta già scoperta, ho trovato meraviglioso l’Erbaluce Passito 2010 del medesimo produttore: una sorta di Climens italico senza voler minimamente emulare un Barsac, dai seducenti aromi di arancia amara e bergamotto, mirabilmente in equilibrio fra cremosità untuosa e freschezza affilata del sorso. Un vino al quale in scala centesimale darei un punteggio tra 99/100 e 100/100 (bis).

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