il BOTTIGLIERE Riflessioni

La Barbera è l’idea di unità

di Fabio Rizzari 04 gen 2019 1

Divagazioni da brillo su alcune funzioni metaboliche umane.

Con tutti gli accorgimenti derivati dall’esperienza, con tutte le cautele preventive dovute all’età, le bevute di fine anno mi hanno lasciato in una condizione fisica deplorevole. Il giorno primo gennaio mi sono abbattuto sul divano in stato stuporoso e così sono rimasto, pressoché immobile, fino a sera.

Nel marasma della metabolizzazione dell’alcol riflettevo confusamente su quanto il concetto di unità sia una pia idealizzazione del reale. Non c’è unità né tra le nazioni, né tra gli individui, e fin qui siamo all’ovvio. Non c’è unità con se stessi, dovendo gestire pulsioni, spinte contrastanti, talvolta vere personalità distinte: e fin qui siamo ancora all’ovvio.

Ma non c’è nemmeno unità del corpo. Il quale corpo non è un insieme dove tutti gli organi e le funzioni cooperano in fattiva armonia. È una coabitazione di sistemi interconnessi che però “si fanno i cazzi loro”, come diceva Galeno (“μέλοι αὐτὸι ποιέομαι”). E noi dobbiamo gestire le relative richieste, che sono spesso in conflitto. Caso classico, quando sei a letto e il sistema uno ti fa cascare dal sonno, mentre il sistema due ti stimola con violenza a pissare*. Ti incazzi con il tuo corpo, e alla fine vince lo stimolo conflittuale più forte: o svieni o ti alzi stizzito e vai in bagno.

Mentre stavo buttato sul divano, una lotta simile si è scatenata verso le sei di sera tra lo stimolo della fame (“ehi, qui non si mangia nulla da molte ore, che volemo fa?”) e lo stimolo latente a vomitare. È una situazione che hanno sperimentato molte volte i bevitori: il giorno dopo una serata alcolica a un certo punto si oscilla tra la fame e la nausea.

Tutta questa pappardella per dire che, per una volta, ho ceduto alle lusinghe della teoria classica, quella secondo la quale “il vino è cura al vino”. Non ci ho mai creduto molto, in realtà. Una volta degli amici sono riusciti a convincermi che un bicchierino di rum mi avrebbe fatto stare meglio, ma io sono stato peggio e gli unici a divertirsi sono stati i miei amici.

Stavolta ho provato con un bicchiere di Barbera Asinoi di Carussin, sorseggiato con circospezione. E – miracolo! – nel giro di venti minuti mi sono sentito effettivamente meno rincoglionito. Brava Bruna, il tuo vino ha anche virtù taumaturgiche. Succoso, fresco, arioso, beverino come pochi: consigliatissimo a tutti.

* in italiano non esiste un termine medio, colloquiale, per indicare l’espulsione dei liquidi dalla vescica. Si passa dal volgare pisciare all’erudito urinare. Entrambi piuttosto fastidiosi da usare, sia nella lingua scritta che in quella parlata. Quindi preferisco coniare un neologismo qualsiasi

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Sandro
4 gennaio 2019 22:35 Non si può non voler bene a Bruna Ferro e non si possono non bere le sue Barbere!