il BOTTIGLIERE Degustazioni

In California c’è il mare

di Fabio Rizzari 14 dic 2018 0

E altri racconti, vinosi e non.

In California sono stato solo una volta, nel 1994 e nel 2000. Lì ho incontrato un signore che con un giro di parole mi ha fatto capire che in California c’è il mare. Il mare californiano è fatto: davanti… no, di dietro: di dietro le case, davanti ancora una roba buttata giù per terra, tipo farina; però essa è sabbia. Non messa giù a mucchi, eh, tutta spianata bene, sinistra destra: tipo spiaggia. Di fronte, tutta una roba piena d’acqua. Ma non fissa, come al palazzo del ghiaccio. Essa è tutta semovibile. Quello è il mare californiano.*

In California si fa vino da almeno tre secoli, mica da ieri. Non è quindi esattamente una “nuova” regione, pur essendo una regione del Nuovo Mondo. I rossi californiani sono tenuti in spregio dagli enosnob italiani ed europei in genere. Sono infatti incasellati sub specie vina maccheronica, cioè come "vini maccheronici". Descrittori classici: pesante, alcolico, bruciante, molle, stucchevole, marmellatoso. Particolarmente sprezzanti i riferimenti analogici che riguardano la prise de bois, cioè i trasferiti aromatici dalle barrique nuove: roveroso, boisé, legnoso, vaniglioso.  

Come controcanto minoritario, una frangia di bastiancontrari ci tiene a rappresentare l’ala sinistra dell’ala sinistra della sezione extraparlamentare degli enosnob. Quella che deve distinguersi comunque, a tutti i costi: “a me i mangia-e-bevi piacciono, basta con i vini naturali aciduli e ossuti”; “ah, che belli gli Chardonnay pieni di rovere degni anni Novanta”.

Ma una sana via di mezzo no? Non sono certo uno specialista dei vini californiani, men che meno delle sottozone – montane, collinari, torride, fresche, ventilate, vocate, meno vocate – e dei sottostili produttivi. Berrò un vino del posto una volta l’anno, se va bene.
Sta di fatto, per quanto striminzita sia la mia esperienza, che nei miei ricordi il più straordinario Cabernet Sauvignon assaggiato al di fuori del sacro recinto bordolese è stato di sicuro un sontuoso Volcanic Hill Diamond Creek del 1978.

Alcune sere fa un conoscente di un mio amico, nato negli Stati Uniti ma residente da alcuni mesi a Bari, ha risvegliato quel lontano episodio portando a tavola un sorprendente Cabernet Sauvignon Togni 2012. Un rosso sì iper concentrato, sì generoso negli effluvii della botte di legno, sì abbastanza “dimostrativo”. Ma anche un rosso percorso da una vena di freschezza balsamica non pacchiana e niente affatto banale. Una piccola ma molesta quota di tappo non ci ha fatto apprezzare la qualità e la lunghezza del finale. Però, a conti fatti, pur essendo californiano e pur chiamandosi Togni non si è trattato certo di un vino circense. 

* paragrafo omaggio al Renato Pozzetto degli anni Settanta, attore che fra poco compierà ottant’anni (per essere precisi, fra diciannove mesi)

COMMENTI (0) AGGIUNGI UN COMMENTO



* Campi obbligatori

Non ci sono commenti