il BOTTIGLIERE Riflessioni

Il vino nelle serie televisive

di Fabio Rizzari 26 dic 2018 0

Idee brillanti e cadute di stile enoiche nell’immaginario dei creatori di serie tv.

Una volta si chiamavano telefilm: “hai visto il telefilm sul secondo ieri?”. Oggi invece si chiamano serie tv; così come la pallacanestro si dice basket, la cyclette spinning, la ginnastica fitness, i vestiti l'outfit.

Dal mio personale e parzialissimo osservatorio statistico le serie tv – e il loro corredo sociologico: divano, cibi e bevande sul tavolino, visione compulsiva di nove puntate una dopo l’altra – dividono gli enofili in due fazioni. Da un lato la larga maggioranza che proclama “io non guardo mai la televisione”, sottintendendo o intendendo esplicitamente che è per disadattati o decerebrati, e comunque per persone che non sanno vivere. Dall’altro una minoranza di gente che guarda la televisione e guarda molte serie tv con interesse, più spesso con passione smodata.

Faccio parte della minoranza da anni. In famiglia seguiamo un numero significativo di serial televisivi. Trovo che sia un grave errore rubricarle come sottocultura. Alcune attingono a vette espressive molto alte, e cito solo di passaggio capolavori shakespeariani quali Breaking Bad o Fargo (prime stagioni).

Nelle serie tv, soprattutto statunitensi, il vino appare raramente, di solito ingabbiato nello stereotipo di bevanda delle élite: ristoranti eleganti (preferibilmente di cucina francese), bicchieroni/fioriere, ricchi uomini d’affari. I personaggi dei bassifondi, i criminali, i maniaci bevono piuttosto birra o superalcolici.

Due serial offrono invece spunti di riflessione enoica meno scontati. Il primo indirettamente: dal 2017 ottiene un significativo successo “di pubblico e di critica” Handmaid’s Tale, “Il racconto dell’ancella”, serie ambientata in un futuro apocalittico in cui quasi tutte le donne sono ridotte in schiavitù e usate a soli fini riproduttivi da un regime teocratico oppressivo. Le ancelle sono private di tutto, a cominciare dal nome, sostituito da una marchiatura di proprietà: la protagonista June diviene così Offred, cioè “Di Fred”.  

Basato su uno dei più noti romanzi distopici contemporanei, “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood, “non è una profezia, perché nessuno può realisticamente predire il futuro. Ci sono troppe variabili e possibilità improvvise. Diciamo piuttosto che è un’antiprofezia: se questo futuro può essere descritto dettagliatamente, forse potrebbe non accadere. Ma certo non si può far conto soltanto su questo pensiero beneaugurante”, nella parole dell’autrice.

Un tono alto, e un risultato di notevole qualità, che appare improvvisamente sotto una luce più dubbia a causa di una discutibile iniziativa commerciale, la presentazione negli States di tre vini (due rossi e un bianco) etichettati con i nomi di tre personaggi della serie: Offred (un Pinot Nero), Ofglen (un Cabernet Sauvignon), Serena Joy (uno Chardonnay “burgundy style”). Hulu, la specie di Netflix americano che ha prodotto la serie,  ha in tutta evidenza compiuto un grave errore di marketing. Generando la stridente contraddizione di un’opera politicamente iper corretta che fa pubblicità a prodotti politicamente poco o per nulla corretti.

Preferisco allora mille volte il politicamente scorretto – scorrettissimo – di un’altra serie americana, Shameless. Una serie dove tutti sono davvero senza vergogna, dal capofamiglia alcolizzato ai figli piccoli criminali, ai vicini di casa cinici o psicopatici. Un vero godimento, in sottile equilibrio tra umorismo nero, dramma e commedia brillante. È sfuggito per anni al mio radar televisivo, ma ora sto recuperando in fretta.

In questi pochi giorni natalizi sono arrivato dalla prima alla quinta stagione. Nell’ultima puntata vista il protagonista Frank (un sontuoso William Macy) ottiene 120.000 dollari di rimborso medico e se li sputtana tutti in una notte tra prostitute, acquisti folli, gioco d’azzardo. Gli rimane una bottiglia mezza vuota di Château Lafite Rothschild del 1986*, che finisce di bere – senza bicchiere, dal collo - con uno dei figli, sulle scale di una casa dei sobborghi.
Altro che Offred Pinot Noir.     

* Un paio di curiosità. L'86 è uno dei più incredibili Lafite mai prodotti, vale la pena di fare una cordata di acquisto per provarlo (o, se siete facoltosi, di comprarlo direttamente). Nella puntata in questione, per essere certi di non sbagliare, hanno messo in mano a Frank una bottiglia con due etichette diverse: da un lato quella di Lafite, dall'altro quella di Mouton (sempre 1986). Un peccato veniale.

COMMENTI (0) AGGIUNGI UN COMMENTO



* Campi obbligatori

Non ci sono commenti