il BOTTIGLIERE Riflessioni

Il vino a strati

di Fabio Rizzari 03 lug 2019 0

Una scintillante Falanghina illustra la differenza tra vini piatti e vini a strati.

Vini centometristi e vini fondisti, vini statici e vini dinamici, vini così e vini cosà. Un modo di ridire la stessa cosa con un’altra analogia è stabilire la differenza tra vini piatti e vini a strati. I vini piatti sono spalmati su una superficie piana, come un disegnino su un foglio di carta. I vini a strati si sviluppano in profondità e possono, direi senza forzatura alcuna, essere visti in sezione.

Potrei fare decine di esempi, ne faccio uno solo: la musicale Falanghina Agnanum Sabbia Vulcanica di Raffaele Moccia attualmente sul mercato. Un primo strato superficiale, anzi direi involucro, è chiaramente fruttato. Un fruttato addirittura tendente al dolce: pesca, albicocca, qualche sfumatura di frutta tropicale. Restando all’olfatto, lo si potrebbe confondere con un banale prodotto dell’enologia convenzionale di massa. Tenero, prevedibile, consolatorio, inoffensivo.

Ma essendo un vino a strati, bevendolo succede ben altro. Succede che il vino innesta una marcia da scalatore e comincia a salire. O a scendere in profondità se si vuole; che è la stessa cosa. In pochi attimi vengono fuori un’acidità scintillante, una presa salina, una mineralità*, una forza di trazione che rendono il sorso ben più complesso e appagante dei primi, elementari rimandi fruttati.     

Il che restituisce fedelmente la complessità della matrice del suoli di origine, nelle campagne vulcaniche di Agnano presso Napoli: “cenere vulcanica, impalpabile come borotalco; poi lapillo, cioè pietra pomice; poi rena ‘e fùoco, come la chiamiamo noi: sabbia vulcanica. Infine ràsele, basalto con il quale sono fatti i cubetti che lastricano certe vie napoletane”, come mi dice Raffaele.

Non stabilisco una gerarchia qualitativa tra vini piatti e vini a strati. A molti piacciono i primi, legittimamente. Ma una differenza, solare, c’è.

*sì, proprio: mi-ne-ra-li-tà. Se ne facciano una ragione i negazionisti


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