il BOTTIGLIERE Degustazioni

Il vecchio vinaio

di Fabio Rizzari 04 apr 2018 6

Una bottiglia di Bordeaux di grande annata, e un veloce ricordo.

Azzardando un abbinamento suicida, più che impervio, il lunedì di Pasquetta ho bevuto la mia ultima bottiglia di Château Lynch Bages 1989 su un piatto di carciofi alla romana. Ho delle attenuanti. Non era proprio tutta l’ultima bottiglia, ma un fondo della sera prima. In più, essendo dell’89, aveva tannini gentili, dolci, non severi come quelli dei Pauillac standard. In più, una buona parte di questi tannini era andata (“polimerizzata e caduta dalla sospensione”, direbbe all’incirca un enotecnico). Sicché il vino non ha fatto a cazzotti con i carciofi; si è limitato a guardarli con sospetto.

La mia ultima bottiglia, dicevo. L’avevo comprata da Otello Altobelli, storico titolare di una piccolissima enoteca di Roma Sud. All’alberone: i romani mi capiscono. Altobelli era un signore identico al vecchietto buono di Avvenne domani, poetico film di René Clair. Sdentato ma sempre sorridente, ragionevolmente attento agli affari ma mai biecamente bottegaio. Tu allungavi la mano verso una bottiglia sullo scaffale, lui commentava con cortesia: “quello è buono, sì. Ma quello a fianco è migliore, lo provi”. E magari quello a fianco costava diecimila lire di meno.  

Per andare da Altobelli prendevo il mio vecchio motorino (Sfera Piaggio, color bordò, giustappunto) e attraversavo la città, essendo il suo negozio nel punto geometrico opposto a casa mia. “Dica un po’ ”, era l’esordio inevitabile delle sue proposte di assaggio. Un dica un po’ pronunciato con grande affabilità, qualche dente sì qualche dente no.

Quando mi vendette Lynch-Bages, che lui chiamava “il ling-beg”, insieme ad altre due bottiglie (di Altare, mi sembra), me lo fece pagare per sbaglio una cinquantina di migliaia di lire in meno. Non poco per l’epoca. Arrivato a casa mi accorsi dell’errore, e con grande vergogna postuma ammetto che per un’ora o due mi macerai nella tentazione colpevole di glissare disonestamente sulla faccenda. Il mio super io, ancora bello attivo oggi, era ben più forte all’epoca; ma non fu esso a spingermi alla doverosa restituzione. Fu il pensare alla gentilezza buona di Altobelli.

Andai, restituii. Altobelli rimase davvero stupito, e prese i soldi come se gli stessi facendo un regalo. Col tempo diradai le visite alla sua enoteca e alla fine smisi del tutto di andarci; come smisi del tutto di andare in una qualsiasi enoteca: aste, baratti con amici, ordini diretti ai distributori, internet, eccetera.

Altobelli se n’è andato ormai molti anni fa, credo una decina. Bere la bottiglia di Lynch Bages 1989 mi ha fatto pensare a lui, e di lui ho scritto brevemente oggi.

COMMENTI (6) AGGIUNGI UN COMMENTO



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Stefano
4 aprile 2018 10:13 Grazie, la leggo sempre e sempre con interesse.
amadio ruggeri
4 aprile 2018 12:30 Otello Altobelli era una vera istituzione nel mio quartiere. Se ne stava lì, nella sua piccola bottega, con il suo camice marrone chiaro da commesso d'altri tempi, quasi sempre in compagnia della moglie. Sguardo sornione, mai una parola di troppo, consigli sempre centrati. Certo, oggi è cambiato tutto (o sta cambiando) nel mondo del vino, comprese le enoteche che ci piace di più chiamare wine bar. Otello Altobelli è come gli acquerelli di Roesler Franz, appartiene alla "Roma sparita", ma non per questo se ne debba perdere la memoria. Grazie del bel post.
VOCATIVO
4 aprile 2018 14:09 Post bellissimo. Quando si parla di vino "anche" (e sopratutto) per parlar d'altro. PS: ma il vino che guarda con sospetto i carciofi è memorabile...
Nic Marsél
5 aprile 2018 23:32 Bellissimo!
Francesco
6 aprile 2018 11:17 Bella lettura. Grazie
rosaria santi
26 aprile 2018 12:56 Gentile Signor Rizzari, mi chiamo Rosaria Santi, ed ho avuto la fortuna di vivere accanto ad Otello, (sullo stesso pianerottolo per la precisione), ed anche lavorare insieme, godendo delle sue bottiglie, ed anche un pò del suo sapere in fatto di vino, e di vita. I suoi modi di dire non li dimenticherò mai. Spesso affiorano nel mio quotidiano. Leggendo il suo articolo, ammetto di essermi emozionata, quel "dica un pò" era proprio Otello. Di dentisti neanche a parlarne, aveva troppo paura. Da lui ho imparato tanto, e per questo gliene sarò sempre grata. La ringrazio, per aver condiviso questo ricordo, ad Otello avrebbe fatto molto piacere,(a parte il vecchio). Solo una precisazione, il "vecchio vinaio" se ne andò in un freddo giorno invernale del 2014. Grazie, Rosaria