il BOTTIGLIERE Degustazioni

Il nostro agente all’Avanà

di Fabio Rizzari 19 dic 2018 1

Un vino raro da vitigni rari (rigorosamente autoctoni)

L’Italia è la nazione che conta più vitigni autoctoni e rari: lo sappiamo, lo sappiamo. Ce ne vantiamo in ogni consesso degustativo quando siamo all’estero, tanto per chiarire che non siamo secondi a nessuno. È talmente vero che si può fare il mestiere del degustatore, del “critico enologico” per vari decenni, e scoprire solo alle soglie della pensione l’esistenza stessa di un’uva chiamata avanà. Dell’avanà e dei suoi compari avarengo, becuet e chatus.

Dai nomi sembra di leggere un racconto magico di Buzzati, invece ci si trova in un angolo pressoché sconosciuto del Piemonte, in Val Chisone. Una zona semi-montagnosa in cui – oh, sorpresa! chi l’avrebbe mai detto? – la viticoltura è eroica. Non fa una piega, dal momento che - per legge non scritta ma osservata da sempre - ogniqualvolta si deve descrivere un territorio vitato che insista a un’altitudine sul livello del mare superiore ai 600 metri e con pendenze superiori al 6% è fatto obbligo di usare l’aggettivo "eroico".

Ora, io non so nulla di avanà, sia chiaro. Ma sull’aggettivo eroico sono un esperto di comprovata fama, avendolo tirato fuori almeno una settantina di volte in decine di pubblicazioni precedenti, cartacee e non.

E dunque: il vino che ho sorseggiato poche sere fa, il Pinerolese Ramiè firmato da Daniele Coutandin (2013: vado a memoria, essendo stata una delle otto o nove bottiglie stappate nell’occasione), è ottenuto da una viticoltura eroica. Ovvero, per restare ai cliché, “da vigne su terrazzamenti strappati alla roccia”.

Dalle poche informazioni raccolte, non avendo mai visitato questa terra, mi sarei aspettato un vino giustappunto di montagna, cioè nervoso, poco denso, più longilineo che polposo. Invece ho trovato nel bicchiere un rosso di non trascurabile ricchezza estrattiva e alcolica, più da vino di calda collina che di altitudine. Peculiare l’assetto aromatico, dagli intriganti rimandi speziati (pepe e curcuma), vegetali (erbe officinali) e fumé. Un vino sorprendente, purtroppo da cercare con una muta di cani data l’estrema rarità (tra 2.000 e 2.500 pezzi per il mondo ogni anno). Un vino che vale senza dubbio la caccia.

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orazio
19 dicembre 2018 16:32 Leggo con interesse e condivido l'apprezzamento per l'Avanà. Ho avuto la buona ventura di assaggiare ripetutamente quello prodotto con le vigne collocate a Chiomonte in Val Susa, vigneti di Avanà in parte distrutti dalle ruspe per fare posto allo scellerato e inutile cantiere Tav. Per nostra fortuna i montanari di lassù resistono, qualcosa di buono si può ancora trovare. A sarà dura!