il BOTTIGLIERE Riflessioni

Il critico del vino come un buon fotografo

di Fabio Rizzari 25 feb 2016 5

Una "fredda" scheda di assaggio può catturare il carattere e l'anima di un vino.

Come i più avveduti – o disincantati – bevitori di vino sanno bene, nella migliore delle ipotesi una scheda di assaggio è una semplice istantanea di un essere vivente. (Nella peggiore, è un guazzabuglio equivoco di termini astrusi, la manifestazione scomposta dell’ego ipertrofico di un critico, una tesi rozza e liquidatoria).

Come una normale fotografia può cogliere il soggetto spettinato, o sfocato, mosso, con i lineamenti deformati. Se il fotografo è bravo può venir fuori un ritratto fedele, che coglie un’espressione intensa, o addirittura ciò che si potrebbe enfaticamente definire l’anima del vino; il che è fatto rarissimo. Ma significa sempre e comunque cogliere con uno scatto una fase, e bisogna esserne ben consapevoli.

Molto spesso un buon mestierante, come presuntuosamente mi considero, ci piglia. Dopo decenni di pratica si affina l’arte di non sbilanciarsi nei casi complicati, anche se il vino non di rado elude anche i tentativi più prudenti di circoscriverlo in una definizione. A titolo di esempio riporto alcune note di assaggio dello stesso vino prese a distanza di qualche anno.

Manzoni Bianco 2012 Elisabetta Foradori

“Colore molto più dorato della Nosiola, profumi anche meno aerei, più ombrosi, liquirizia, erbe amare, malto; gusto più macerativo e tannico, grande ritmo e grande profondità nel finale”.
Scheda del luglio 2014, voto equivalente a 85-86/100.

“Colore intenso, luminoso, aromi aperti e molto invitanti di agrumi freschi, attacco netto, profilato, centro bocca che rivela una notevole struttura, ma dinamico, capace di rilanciare in progressione sicura fino a un lungo finale di mandarino e bergamotto”.
Scheda del febbraio 2016, voto 92/100.

Boca 2010 Le Piane

“Aperto, puro, invitante, molto balsamico (menta, eucalipto, resina); bocca ampia e carnosa, molto succo, tannini sottili e rinfrescanti, limpido finale di agrumi e spezie”.
Scheda del giugno 2014, voto equivalente a 92-93/100.

“Bel colore, piuttosto chiuso all’olfatto, note di smalto insistenti, palato pieno ma contratto, tannini fini, frutto che si nasconde anche dopo una prolungata aerazione, chiusura stretta, bella scodata di freschezza acida.”
Scheda del febbraio 2016, voto 87/100.

Significa che il primo vino era stato sottovalutato e il secondo sopravvalutato? Sì e no. Significa che i vini migliori attraversano fasi evolutive e anche involutive. Che sono capricciosi come una persona. Che hanno un carattere, e che occorre rispettarli.

 

 

COMMENTI (5) AGGIUNGI UN COMMENTO



* Campi obbligatori

Paolo Cianferoni
25 febbraio 2016 11:54 Giusto, il vino è mobile. La mobilità può dipendere anche dal lotto (sei sicuro che erano gli stessi lotti?), oppure se bottiglia iniziale o centrale o finale del tempo necessario per imbottigliare. Oppure il vino che è in fondo alla vasca può essere diverso da quello in alto, oppure i lotti delle bottiglie, i tappi, ognuno diverso,... insomma il vino non può essere un prodotto uniforme. Per fortuna. Quindi a mio parere serve anche l'istinto per giudicare.
Marco
25 febbraio 2016 15:04 Solo Parker era convinto nella infinita replicabilità dei suoi giudizi e della invariabilità dei vini, tanto da affermare di dare voti consistenti ad ogni assaggio con un errore massimo di 1 o 2 punti ..... Davvero complimenti per avere messo in evidenza questo aspetto della variabilità, che per noi consumatori "normali", è a volte inaspettato. Quando mi capita, tra l'altro, do più che altro la colpa al mia condizione psicofisica
Stefano Cinelli Colombini
25 febbraio 2016 16:18 Ho passato decine d'anni a versare bottiglie, spesso aprendone una dozzina dello stesso tipo. Ce n'erano sempre un paio un filo migliori, più una o due distinguibilmente minori. E questo nonostante imbottigliamenti iper tecnologici, tappi iper controllati e via così. Due giudizi identici a distanza di tempo si possono dare solo a bottiglie scoperte, o per caso. Tra l'altro, col tempo il vino cambia e in tempo di vendemmia si muove. Anche da vecchio.
vocativo
28 febbraio 2016 19:51 A corollario di quanto da lei detto e non per ribaltare l'assunto: ho bevuto circa 20 giorni fa il Boca 2010 di Kunzli e la mia impressione è molto più prossima alla sua scheda del giugno 2014 che non a quella del 2016: aperto, apertissimo e molto succoso. Più che catturare la "fase" dell'etichetta, le tante variabili rischiano di farci catturare solo la fase di quella specifica bottiglia (o al limite del lotto).
Giacomo
1 marzo 2016 21:56 Quando apro 2 bottiglie della stessa etichetta a distanza di tempo io mi aspetto che "mi dicano" cose diverse: è passato del tempo per me e per il vino, entrambe siamo cambiati ... forse cresciuti.