il BOTTIGLIERE Degustazioni

Il Castello di Verduno e i Barolo che barbarescheggiano

di Fabio Rizzari 15 feb 2019 0

Confronto tra memorie di assaggi a distanza di dieci anni, con supplemento breriano a rinforzo.

A cadenza irregolare stappo bottiglie che in passato – in un’altra epoca, in un altro mondo della critica – avevo altamente valutato, e ne do conto qui. Ne sortiscono conferme più o meno limpide, e talvolta sorprese sorprendenti.*

Una sorpresa prevedibile (cfr nota a piè di pagina) è stata la deliziosa bevuta del Barbaresco Castello di Verduno 2004, cui attribuimmo, nella guida espressica di dieci anni fa, il sontuoso punteggio di 18,5/20. Un giudizio particolarmente significativo per un Barbaresco cosiddetto “annata”, ovvero non proveniente da un singolo cru. A distanza di un decennio dalla pubblicazione, e di un quindicennio dalla vendemmia, il vino rimane espressivo, aggraziato, puro. Il frutto ha – coerentemente – preso sfumature autunnali e candite, la progressione al palato si conferma ritmata, vitale, incisiva.

Inoltre, virtù non mai abbastanza sottolineata, la maglia tannica è morbida e soffice, lontana dalle tessiture fibrose e tenacissime di molti Barolo. Il paragone con il Barolo l’ho appena sfiorato e ne dovrei fuggire subito a gambe levate, tanto è rimasticato e ormai esausto, privo di succhi. Ne fuggo, non prima di aver annotato che - appunto da un decennio o giù di lì - mi sembra in crescita il numero dei Barolo che “barbarescheggiano”. Il che è un bene, da bevitore.

Nel Barbaresco, nei migliori Barbaresco, mi pare esaltata la virtù decisiva dei grandi vini: far percepire con chiarezza, e insieme con discrezione, che nessuna “analisi organolettica” è in grado di svelarne i segreti, di svelarne tutti i segreti. Una parte del vino resta inaccessibile. Senza sfuggire, senza nascondersi: restando placidamente, serenamente inaccessibile.

Non stupisce che una mente acutissima, e un palato altrettanto esigente, come quelli di Gianni Brera, amassero il Barbaresco sopra ogni altro vino. ** Il titolare di un ristorante dove andava spesso ricordava a proposito: “tante volte è venuto al Pino invitato da produttori che presentavano un nuovo vino. Non poteva fare la figura di respingere la bottiglia, in cene ‘ufficiali’. Ma, certo, non lo beveva: gli bastava annusare il bicchiere. Mi chiamava con un cenno e io capivo: andavo in cucina, svuotavo la bottiglia, la riempivo del Barbaresco che piaceva a lui e gliela riportavo”.

* le sorprese sorprendenti sono diverse dalle sorprese standard e a maggior ragione dalle sorprese prevedibili:

- sorprese standard = “ah, però…”
- sorprese prevedibili = “non me l’aspettavo ancora così fresco, ma ci sta”
- sorprese sorprendenti = “cazzarola! doveva essere ossidato da decenni, e invece eccolo qui!”

** ad eccezione, pare, del Barbarcarlo di Lino Maga: ma sempre di barba iniziale si tratta

COMMENTI (0) AGGIUNGI UN COMMENTO



* Campi obbligatori

Non ci sono commenti