il BOTTIGLIERE Riflessioni

I produttori di vino tra ideali e principio di realtà

di Fabio Rizzari 08 set 2017 2

Non tutti i vignaioli fanno il vino che vorrebbero fare.

I produttori di vino si dividono in 2.122 categorie. Per comodità espositiva ne tralascio 2.120 e dico che i produttori di vino si dividono in due categorie: quelli che amano i propri vini e vogliono farli proprio come li fanno – al netto delle variabili stagionali – e quelli che li fanno in un modo ma vorrebbero farli in un altro.

Alla prima specie appartiene una buona maggioranza di individui. Ricordo quando Enzo Ercolino, un tempo gestore di Feudi di San Gregorio, mi fece provare una delle prime annate di Pàtrimo. Ne era entusiasta. Super concentrato, super maturo, 500% di legno nuovo. Gli piaceva da pazzi così e voleva replicarlo sempre così.

Della seconda specie fa parte un numero minore di vignaioli, o almeno questo mi sembra. Il compianto Gianni Masciarelli, regalandomi intorno all'Anno Domini 1998 una bottiglia di Bordeaux (gesto amichevole e non certo equivoco) mi disse sospirando: "questi sono i rossi che mi piacciono. Ma oggi il consumatore li vuole più poderosi".

Altro esempio illustre, il borgognotto Dominique Lafon, che nel corso di un'intervista, davanti a un longilineo e vibrante Chevalier-Montrachet, si lasciò sfuggire un compromettente: "ah, se i miei bianchi potessi farli sempre come questo". Sottintendendo: "in America me li comprano se sono grassi e boisé, e così devo darglieli".

Non sta a me dare giudizi. Dopotutto il vino si fa per venderlo. Sono rari i casi di produttori disinteressati al mercato, come ad esempio la ricca madame de Nicolay, nipote del profumiere Guerlain, che anni fa affermava serenamente: "sono cresciuta in mezzo alle essenze di mio nonno. A me interessa ritrovare nel mio vino qualche lontana eco di quei profumi. Se poi si vende o non si vende non conta molto". 

È tutto per oggi, grazie.

P.S.: dimenticavo i lettori che – giustamente – desiderano finire una pagina di questo blog con almeno uno straccio di dritta oltre alle solite dissertazioni. E dunque:

non so a quale categoria di produttori appartengano Ettore Sammarco e figli. Sta di fatto che un loro bianco mi ha davvero sorpreso, perché ammetto di essermi filato pochissimo negli anni i vini di questa storica azienda di Ravello. Il Costa di Amalfi Terre Saracene 2016, taglio di biancolella, falanghina e pepella "da soleggiati terrazzamenti della Costa di Amalfi", ha bel colore dorato luminoso, profumi di foglia e frutto del limone, gusto in delicato equilibrio tra salinità e dolcezza fruttata, finale molto netto e pulito. Bravi. 

COMMENTI (2) AGGIUNGI UN COMMENTO



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amadio ruggeri
8 settembre 2017 09:42 E poi, caro Rizzari, ci sono produttori che vorrebbero fare vini ispirandosi a modelli alti e di classe, non sempre ci riescono, però li vendono come se avessero raggiunto il loro scopo, ossia a prezzi esagerati. Penso, ad esempio, a molti vini che finiscono in -aia.
Mario Crosta
8 settembre 2017 09:45 A proposito dei vini di Etttore Sammarco: https://www.lavinium.it/fusilli-o-spaghetti-con-sugo-ricco-e-costa-damalfi-ravello-rosso/