il BOTTIGLIERE Riflessioni

Gli EFI e le stalattiti della grotta del vino italiano

di Fabio Rizzari 28 dic 2018 0

Due notevoli Franciacorta inducono a riflessioni post-natalizie non richieste.

La corporazione degli enofanatici italiani (d’ora in poi EFI) ha creato un ecosistema che si può descrivere come una grotta piena di stalattiti. Le stalattiti (dal greco “gocciolante”) sono rocce calcaree molto resistenti che si formano per percolazione: ogni EFI aggiunge la sua goccia a un determinato luogo comune, che finisce per strutturarsi in una sorta di cono rovesciato/allungato pendente dalle volte della grotta.

Vediamo l’area di stalattiti che riguarda la Franciacorta. Sono abbastanza poche, ma robuste: 

- preferisco i TrentoDoc ai Franciacorta, hanno più sapidità (varianti: preferisco i TrentoDoc ai Franciacorta, hanno meno zuccheri; preferisco i TrentoDoc ai Franciacorta, lì almeno c’è qualche area vocata)

- preferisco certe bollicine del centro-sud ai Franciacorta, vuoi mettere una bottiglia de La Palazzola o un Brut di Scammacca del Murgo?

- in Franciacorta non c’è un vero terroir, è più un’astuta iniziativa commerciale (cfr stalattite 1, variante 3)

- non parlare di Champagne con un produttore della Franciacorta sennò si incazza

- i Franciacorta sono tutta tecnologia

- i Franciacorta una volta erano più dosati, adesso meno

- preferisco una Champagne di un piccolo récoltant a 25 euro anziché spendere il doppio e oltre per le cuvée prestige dei Franciacorta

Con le stalattiti (in particolare con quelle di ghiaccio) c’è sempre il rischio che te ne cada una sulla capa, e sarebbero dolori. 
Credo sia più prudente evitare di starci sotto. Meglio essere osservatori non prevenuti.

Per i santi giorni natalizi -  santi per la crapula dei pranzoni e dei cenoni, certo non per anacronistiche forme devozionali – ho aperto due delle tre bottiglie che costituiscono la prima uscita (2001, 2004, 2005) dei Vintage Collection Dosage Zero Noir di Cà del Bosco. Le avevo lasciate a maturare in cantina un paio d’anni, anche se il produttore aveva già pensato a farle uscire a un adeguato grado di compiutezza formale.

La bevuta è stata particolarmente apprezzabile. Sono certo che se avessi offerto alla cieca a un EFI anche smaliziato lo stilizzato 2001, egli avrebbe avuto non poche difficoltà a collocarlo alla latitudine giusta: molto ricco di sfumature al naso, terziario senza arrivare a risultare quaternario, finissimo nella grana della carbonica, ritmato al gusto, nocciolato nel lungo finale (appena amarognolo). Molto simile l’assetto del 2005, con una frazione di frutto in più e una frazione di complessità in meno.

A conti fatti, quale stalattite rischio che mi cada in testa oggi? La quarta probabilmente: “non parlare di Champagne con un produttore della Franciacorta sennò si incazza”. E quindi non ne ho parlato (esplicitamente…)

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