il BOTTIGLIERE Degustazioni

Frammenti di un discorso stappatorio

di Fabio Rizzari 07 dic 2018 1

Resoconto incompleto di una serata tra amici con molte bottiglie.

Per me le serate iperalcoliche tra amici sono purtroppo sempre più rare. Le contorsioni metaboliche causate dall’ingestione di un numero impegnativo di vini sono relativamente facili da affrontare per un trentenne, un quarantenne al massimo.

Per molti bevitori più grandicelli i postumi rappresentano invece una sfida clinica: nel mio caso devo gestire la faccenda buttando giù alcuni litri d’acqua nelle ore precedenti; assumendo bustine di sali minerali quali magnesio e potassio; rivolgendo alcune preghiere specifiche a San Martino, che la credenza popolare vuole protettore dei bevitori. Poi buttando giù alcuni litri d’acqua nelle ore successive, integrando con antinfiammatori, inibitori della pompa protonica, antiemetici, anticoagulanti, tetracicline e altro.
Un lavoro a parte, quindi.

Intendiamoci, per “iperalcoliche” non voglio dire di serate in cui ci si spinge fino all’ubriachezza. Voglio indicare le tavolate dove sono presenti molte bottiglie: anche centellinandone solo un sorso per una, alla fine si raggiunge una quota equivalente a un mezzo litro, e oltre.

Un’occasione simile è capitata martedì scorso, a Livorno, nel sempre più affidabile locale inVernice. La compagnia non poteva essere più composita: da colleghi storici quali Fernando Pardini e Claudio Corrieri* a conoscitori come Lorenzo Coli e Simone Stiavetti, fino ad attingere alle vette dei personaggi illustri: i sodali muschiati Federico Maria Sardelli e Stefano Caprina.

Stilare l’elenco dei vini stappati è fuori luogo. Non si trattava di gareggiare in qualità e rarità dei flaconi, né di compiere un puntiglioso studio analitico-degustativo dei vari cru. Si trattava di divertirsi.

Ciò nonostante, a posteriori, la serata mi ha aiutato a comprendere meglio le caratteristiche sensoriali di alcuni vini. Qui descrivo solo tre rossi borgognoni, due Grand Cru e un Village.

I due Grand Cru erano il Clos Vougeot 2006 Château de la Tour 2006 e il Clos Vougeot Confuron Cotetidot 2007. Come gli appassionati sanno, la collina di Clos Vougeot ospita un ampio vigneto (oltre 50 ettari), tra i più celebrati dell’intera regione. I proprietari sono molto numerosi, superando la settantina di unità. Le differenze tra le sottozone interne possono essere rilevanti e non starò qui a discettare sulle variazioni pedoclimatiche dell’area. Basti sapere che la parte alta, che solo una piccola strada separa dal rarefatto Grand Cru Musigny, dà rossi sensibilmente diversi da quelli derivati dalla parte bassa, quella che guarda la statale D974.   

E dunque i due Clos Vougeot non avrebbero potuto essere più lontani stilisticamente: lo Château de la Tour si è offerto molto profondo nel colore, compresso al naso, tannico al palato, con un timbro di frutto al confine con la surmaturazione. Un rosso sulle prime – e anche sulle seconde – poco riconoscibile come Borgogna nell’assetto olfattivo.
Il Clos Vougeot Confuron Cotetidot era il suo opposto. Delicato, profumatissimo, ricamato nell’estrazione tannica: l’epitome del grande Borgogna rosso. Al netto delle differenze parcellari e vendemmiali, la scelta di modelli che sembrano molto distanti.

Ancora più intrigante la lettura del Village, che non era un Village qualsiasi, trattandosi del Vosne Romanée 2002 del compianto Philippe Engel. Un vino lirico, soffiato, di incredibile delicatezza, eppure di vibrante presa gustativa. Qui il confronto con il Clos Vougeot Confuron Cotetidot è stato prezioso: il Grand Cru era decisamente più serico nel tatto, il Vosne Romanée di grana tannica meno puntiforme. Ma il primo quasi spariva, in termini di persistenza profonda, rispetto al secondo. Nonostante i decibel generati dal tavolo fossero già elevati, giunti al decimo vino, questo rosso di Engel, proprio angelico, ci ha per qualche attimo tenuti in silenzio. Per parafrasare – irriverentemente – il padre della lingua:

Ma quella reverenza, che s’indonna
di tutto me, pur per En e per gel,
mi richinava come l’uom ch’assonna



* il Gentili purtroppo indisposto

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* Campi obbligatori

Jacopo
9 dicembre 2018 23:19 Alla prossima vorrei essere della partita