il BOTTIGLIERE Degustazioni

Etna Rosato (e non solo)

di Fabio Rizzari 12 lug 2019 1

Una tipologia nuova si riconnette al passato (con o senza il punto interrogativo finale).

Il vulcano etneo è universalmente noto per i suoi rossi e i suoi bianchi, ma in passato pare che qui si facesse soprattutto vino rosato. Cosa si intenda per "rosato" è un punto scivoloso, a voler approfondire si entrerebbe in un arcipelago di varianti cromatiche e stilistiche quasi infinito. Quindi su questo sopravvolo.

Resta il fatto che oggi, per la minima ricognizione che ho compiuto negli ultimi giorni, qui sembra che attualmente i produttori per rosato intendano un color acqua minerale naturale Norda, appena venato di tinta rosa (tra l’1% e il 4%).

Di seguito una selezione non ragionata e anzi forse irragionevole di bottiglie reperibili sugli scaffali. La base ampelografica è la solita del posto, con il nerello mascalese come centro di gravità.

I vini si muovono su un asse stilistico comune: anziché esibire colori e gusti eterogenei, come càpita in altre aree produttive (un rosato/rosso a fianco di un rosato/buccia di cipolla a fianco di un rosato/ramato, eccetera; uno tannico e l’altro anemico, eccetera), qui a quanto mi risulta le bottiglie stanno pressoché tutte sul cliché “vinello scarico ma salatino, da bere tra il 1 giugno e il 15 settembre”.

Ha un senso produrre questa tipologia? Se si vende un senso ce lo deve avere.

Irene Badalà Santo Spirito 2018
Rosato per modo di dire, bianco appena sporcato di rosa; bocca di buon succo, fresca, semplice.

Piano dei Daini 2018
In sostanziale sovrapposizione al precedente, snello, unidimensionale, pulito.

Terra Costantino De Aetna 2018
A sua volta minirosato come colore, un 3% di tinta sul bianco trasparente di base; debolmente fruttato, pulito, di media persistenza, gustosetto.

Girolamo Russo 2018
Più colorato, anche più succoso e fruttato dei precedenti, ma leggermente meno reattivo, comunque certo non molle, in più abbastanza tenace per la tipologia.

Al Cantara Amuri di fimmina e amuri di matri 2018
Colore non colore come altri. Scorrevole, fresco, vivo, andamento molto simile alla media, con finale rugoso, che abbozza un certo carattere.

Donnafugata Sul vulcano 2018
Rosa cipria, appena meno anemico degli altri vini. Aromi abbastanza lineari, senza particolari guizzi (peraltro non richiesti dalla tipologia). Gusto pulito, niente buchi nell’erogazione, ma allo stesso tempo niente sfumature (peraltro non richieste).

Faro Rosato Le Casematte Rosematte 2017
Piccola incursione in un’altra denominazione. In riduzione, partendo dall'immancabile bianco/rosa. Note di funghi e humus. Bocca piuttosto dura, più rigida che invitante.

Terre Nere 2017
Ridotto, sulle prime scontroso, sentori di zolfanello; tende – faticosamente – a liberarsi. Modesta dinamica, non complesso, non persistente.

Palmento Costanzo 2017
Note amiliche, non molto attraente. Bocca piuttosto dura, senza distensione, finale migliore.

Pietradolce 2017
Più colorato di altri, naso compresso, rimane sulle sue. Palato di discreta spinta, tatto un po’ ruvido, chiusura svelta.

Susucaru 2018 Cornelissen
Colore rosato vero: un cerasuolo rosato di tendenza rosa, con sfumature rosé. Gusto rilevato, senza slanci ma pure senza cadute drammatiche. Buona dinamica, finale piuttosto lungo. Con l’aria migliora ulteriormente, a testimonianza che i vini cubisti di Cornelissen appartengono a un’altra èra geologica.


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COMMENTI (1) AGGIUNGI UN COMMENTO



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Zuk
12 luglio 2019 21:18 Purtroppo, caro signor Rizzari, la deplorevole tendenza a inseguire i toni cipria dei rosè provenzali tanto di moda sta prendendo piede un po' ovunque nel nostro stivale, persino in Salento, come ho potuto ahimè sperimentare di persona ultimamente. e questo non fa che svilire la splendida varietà dei rosati italiani, dai nebbioli piemontesi, ai lagrein kretzer, ai cerasuoli d'Abruzzo, ai rosati salentini e via dicendo., ciascuno con la sua splendida e peculiare tonalità. Non abbiamo già i chiaretti del Garda e i Valtenesi che tradizionalmente ricordano i nostri cugini d'Oltralpe?