il BOTTIGLIERE Riflessioni

Engel, Engel e Engels: un’eterna ghirlanda brillante

di Fabio Rizzari 13 feb 2019 1

Che cosa hanno in comune vino, birra e ideologi tedeschi?

C’è un destino in un nome? in linea di massima risponderei di no. Ci sono però alcune evidenze storiche, e alcune coincidenze, che dovrebbero far molto dubitare i razionalisti. I latini dicevano “saepe nomina conveniunt”, “spesso i nomi sono adatti (alle persone)”, e anche “nomen omen”, “nome destino”.

Oltre ai latini, anche il signor Bucci è una fonte probante: si chiama Ampelio, e difatti è un ottimo conoscitore di ampelografia.

Se due indizi fanno una provetta, tre indizi fanno una prova: il nome Engel – e derivati – sembra potentemente associato a delle belle bevute. In taluni casi, più che belle, celestiali: "engel" in tedesco sta infatti per “angelo”.

Ma andiamo con disordine. Friedrich Engels (1820-1895), il cui cognome rimanda direttamente a Karl Marx (formando un distico come Simon and Garfunkel, redde e rationem, Steinway and Sons), era un appassionato di vini. Nel 1865 alcuni sondaggisti inglesi sottoposero a lui e al sodale Marx un questionario sui loro gusti personali. Le risposte di Marx furono lapidarie e perfettamente concrete: alla domanda “cos’è la felicità?” scrisse: “combattere”; a “cos’è la miseria?” “la sottomissione”. Alla domanda sul colore preferito rispose – in maniera obiettivamente piuttosto didascalica – “rosso”.   

Engels, per parte sua, a “che cos’è la felicità?” indicò un più poetico: “Château Margaux 1848”. Ad Engels pare si debba pure la nota sentenza ideologico/edonistica: “sono sempre pronto a una nuova idea e a una vecchia bottiglia”.  

I bevitori di sponda borgognofila (che oggi rappresentano all’incirca il 9l% del totale) conoscono o dovrebbero conoscere poi il nome di Philippe Engel, lirico vignaiolo di Vosne-Romanée scomparso tre lustri fa nelle acque della Polinesia francese. I suoi rossi diafani, quasi disincarnati al palato, profumatissimi, con un tocco “che non pesa né posa”, stanno rapidamente scalando le classifiche dei vini più ricercati dai collezionisti. Se non ne avete comprato una o più  bottiglie a tempo debito, peccato. Oggi potete comunque sborsare qualche centinaio di euro e provare l’ebrezza di alcuni dei più compiuti vini di Vosne, quindi della Côte d’Or, quindi del nostro pianeta.  

Oppure, per trovare una traccia nemmeno tanto labile di quella delicatezza di tocco, spendendo una frazione infinitesima del costo, si può andare su una birra Engel. Engel è infatti anche un birrificio tedesco storico, le cui fondazioni risalgono al 1738. Pochi giorni fa ho bevuto una Keller Pils firmata Engel che mi ha sorpreso per la qualità del tatto, setosissimo, davvero engeliano in senso borgognone. Certo, sulle birre faccio ancor meno testo che sul vino. Magari per un birrologo il tatto di una Pils Engel è una tela di juta rispetto alla finezza serica di altre birre.
In ogni caso, per non saper leggere né scrivere, ne ho ordinate una dozzina, alla modica cifra di 2,84 euro a bottiglia. Non saranno un Clos Vougeot 2002, però così posso bere Engel anche tutti i giorni.

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Stefano
19 febbraio 2019 14:01 Ci sono anche un paio di produttori "angeli" alsaziani. Si beve benissimo, a prezzi più vicini alla birra angelo che al Borgogna angelo.