il BOTTIGLIERE Degustazioni

Elogio delle denominazioni cosiddette minori

di Fabio Rizzari 20 giu 2018 0

Assaggio di un rosso sottile dalla poco battuta Doc Albugnano.

“Io non ti conosco,
io non so chi sei,
so che hai cancellato
in un colpo i sogni miei”


Pochi sanno che in questa celeberrima canzone (Insieme, dall’album Quando tu mi spiavi in cima a un batticuore, 1970) Mina si rivolge a una bottiglia di Albugnano.
C’è un valido motivo per tale vuoto nozionistico, dato che della denominazione Albugnano sono a conoscenza soltanto:

a) l’estensore delle disposizioni del disciplinare
b) i nove produttori che ne utilizzano la copertura di legge
c) i parenti (stretti) dei nove produttori
d) un cugino di Mina

Ignoro i dettagli sull’area produttiva ma immagino che si estenda per pochi ettari in tutto, interessando i comuni e le frazioni di Albugnano, Pino d'Asti, Castelnuovo Don Bosco e Passerano-Marmorito (Asti).
L’articolo 2 del suddetto disciplinare recita:

La denominazione di origine controllata "Albugnano" è riservata ai vini ottenuti da uve provenienti dai vigneti aventi nell'ambito aziendale la seguente composizione ampelografica: nebbiolo: minimo 85%;
freisa, barbera, bonarda (da soli o congiuntamente): massimo 15%.


Ora che uno straccio di idea ce la siamo fatta, passo a descrivere in modo sintetico l’assaggio della valida interpretazione di Albugnano offerta agli appassionati dall’azienda Ca’ Mariuccia, i cui titolari hanno scelto, assai apprezzabilmente, il sottotitolo agricoltura etica (anche se la successiva affermazione “orientata alla permacultura”, risulta meno perspicua).

Il loro 2016, battezzato Tato e ottenuto da sole uve nebbiolo, si presenta avvolto in una generosa coltre alcolica (14,5 gradi dichiarati in etichetta). Il colore è mediamente profondo, come ci si attende da un Nebbiolo cosiddetto in purezza. I profumi sono delicati, eterei, “caratteristici” (cfr disciplinare): il che vuol dire che ricordano la fragolina di bosco, il petalo di rosa, la violetta. Non si registrano debordamenti della frazione aromatica derivata dal rovere (un anno di barrique), il quadro olfattivo è nitido. Al gusto è armonioso, sottilmente fruttato. Punto di forza: una grana tannica molto fine, quasi puntiforme.
Il finale è caldo per l’alcol, ma ha una sua valida nervatura salina.
Molto raccomandabile, se si riesce a trovarne una bottiglia.

Disclaimer: non me ne vogliano i produttori di Albugnano, ovviamente si scherza. Nei fatti si tratta solo della mia solita, crassa ignoranza, non di una Doc sconosciuta.

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