il BOTTIGLIERE Riflessioni

Dell’allungare il vino con acqua di mare

di Fabio Rizzari 17 lug 2019 1

E altre pratiche eretiche, da effettuare in privato e sotto controllo medico.

Chi direbbe che i bevitori di vino debbano riconoscenza a tale Erasistrato? E che l’inventore del vino allungato con l’acqua sia stato Nonnio da Moncia? Eppure pare cosa certissima, almeno stando al surreale libro di Lando Ortensio  “Commentario delle più notabili, & mostruose cose d’Italia, & altri luoghi” (…), con “aggionto un breve catalogo de gli inventori de le cose che si mangiano, e si beveno”, stampato “in Vinetia” nell’anno 1550.

Nell’antico volume, consultabile qui, il bizzarro autore pretende di dare un nome e un cognome “agli inventori” dei vini, italiani e non. Così, a titolo di esempi sparsi:

I vini di Val telina, di Chiavenna, & di Piuri (dico quelli chi si chiamano di Roncho) traggono sua origine da quello vino detto Puccino, per il quale, diceva Livia Augusta esser pervenuta all'età di LXXII anni, Pirro da ponte ne fu il traportatore.

I vini del Monferrato: sono delle radici del vino detto Faustiano: le portò in que paese Lucio Trotellio huomo virile, e strenuo bevitore.

I vini di Spagna per la maggior parte nascono da i vini di luna, à quali la Toscana dette gia la palma: et questi sono divenuti migliori delli suoi predecessori.

I vini della lunigiana nati sono da i vini detti Turini per industria di Belloccio huomo facetissimo.

I vini pisani, secondo l'opinione di alcuni, sono discesi da quel vino di Arcadia, il quale faceva le femine fecunde, & gli huomini rabiosi.

Il vino che nasce nel Casentino descende dal vino detto Mesogite: il quale soleva gia indur doglia di capo a chi ne beveva.

Del vino fatto con la Salvia per confortare il stomacho & i nervi fu inventore Theophane medico da Megara.

Dell'aquaruolo tiensi per authore Nonnio da Moncia.


Trovo la lettura molto divertente e la preferisco a molte opere contemporanee sul vino, più o meno impegnate, più o meno filosofeggianti.

Sulla scorta della luminosa eredità di Erasistrato (“Di porre l'acqua marina nel vino: fu l'inventore Erasistrato huomo dottissimo.”), ho condotto una delle mie escursioni sperimentali estemporanee sulle miscele eretiche tra vino e altri liquidi. Escursioni detestate dai produttori di vino più seriosi e dagli enofili di pura ortodossia.

La miscelazione tra tre quarti di uno Chardonnay siciliano 2015 tutto burro, frutto surmaturo, spezie del rovere, e un quarto di acqua marina, mi ha dato: colore che vira dal giallo taxi al giallo paglia; profumi che sfumano dalla caramella d’orzo all’ostrica; gusto che passa dall’uvetta passa (un passaggio doppio, quindi) al sapore di chicco d’uva cosparso di sale. Insomma: da un palato moribondo a un palato che ha un minimo di rilievo plastico.

Non posso quindi che rinnovare l’invito a’ lettori di fare prove casalinghe per rianimare liquidi a elettroencefalogramma piatto: impiegando altri vini più nervosi, o acqua minerale, o acqua di mare. In quest’ultimo caso ovviamente a patto che non si tratti di acqua di mare prelevata a Fregene o nel porto di Napoli.

Chiudo per oggi con il saggio suggerimento dello scrittore cinquecentesco:

Di ber un sorso d'acqua fresca dopo il pasto, fu consiglio di Celso, & io sovente senza nocumento alcuno (quantunque sia di stomaco debole) n'ho sentito grande utilità.


Leggi gli ultimi articoli di Fabio Rizzari, autore di Vini da scoprire. La riscossa dei vini leggeri:

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VOCATIVO
19 luglio 2019 10:32 Presumo (e le auguro) che i suddetti vini siano finiti sulla sua tavola per errore (campioni ricevuti da chi li produce?), a meno che non siano lì per deliberato (e masochistico) spirito sperimentatorio, che beninteso non ha nulla di male in sé, ma procurarsi appositamente vini non piacevoli...