il BOTTIGLIERE Degustazioni

Dai Syrah alle Syrah

di Fabio Rizzari 11 gen 2019 0

Assaggio di alcuni nuovi vini di un’azienda toscana storica.

La prima volta in cui vidi i vigneti del Languedoc Roussillon avevo poco più di una trentina d’anni. Allora nel sud della Francia si produceva circa il 40% del vino di tutta la nazione, e credo che i numeri attuali non siano significativamente diversi. Uva rossa pressoché ubiquitaria era il syrah.

Anzi, un momento, non è esattamente così. Quando chiesi a uno dei vignaioli visitati “qual è la percentuale del syrah in questo vino?” egli mi investì con una specie di cantilena: “non monsieur, on dit LA syrah, LA syrah. C’est clair?"
“Ok ok” – risposi – “LA syrah, LA syrah, LA syrah, lallallà lallallà”

Perciò mi raccomando: se andate a visitare qualche azienda gallica che produce syrah, o semplicemente se volete sficheggiare in qualche consesso enofilo, dite la syrah e non il syrah.

Uno dei marchi italiani più associati con la syrah sono i Tenimenti d’Alessandro a Cortona, tra i primissimi a scommettere su questa varietà solo in apparenza “facile”. Qualche tempo fa c’è stato un cambio nell’assetto proprietario, o comunque nella gestione delle vigne e della cantina.

Per una forma di pigrizia e soprattutto perché questo non è un articolo strutturato, che deve rendere conto della solita pappardella proprietario/vigne/gestione agronomica/tecnica di cantina, tralascio dettagli magari anche significativi su chi fa cosa, e come. Consapevole di insospettire ovvero indispettire i devoti militanti filoSoldatiani del “il vino è la persona che lo fa”, “il vino è la sua terra” e del relativo corollario di evocativi assunti bucolico-pastorali. Mi limito invece ad alcune sintetiche impressioni di assaggio:

Rosso Syrah 2016
Bel colore, non nerastro ma piuttosto rubino chiaro. Bei profumi, all’inizio appena velati e in pochi minuti via via più trasparenti: la linea melodica del frutto è sostenuta da un basso continuo di brace e inchiostro*, i tannini sono delicati, mai invadenti, e la sensazione complessiva è di grazia, di nitidezza, di felicità nell’espressione.
90/100

Il Bosco 2014
Come è capitato e càpita decine di volte, in Toscana e altrove, il fratello maggiore del primo vino è più denso, più strutturato, più alcolico. Si affaccia inoltre una corrente odorosa apparentemente mutuata dal legno, come si diceva una volta ancora in fase di riassorbimento”. La materia è notevole, i tannini più setosi del Rosso, ma la scodata finale, abbastanza vegetale, rivela i tratti di un millesimo verosimilmente più difficile da gestire sul piano della maturità fenolica.  Nel complesso valido e di belle prospettive future, ma al momento mi berrei senza alcun dubbio il Rosso.

87/100

* in questo vino, eh. Voglio vedercelo un buon cembalista a realizzare un basso continuo senza numeri e con soli brace e inchiostro

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