il BOTTIGLIERE Degustazioni

Cronaca in differita di una degustazione istruttiva (ma non professorale)

di Fabio Rizzari 15 mag 2019 1

Ovvero come distinguere le soluzioni idroalcoliche dal vino vero.

Venerdì scorso ha avuto inizio l’avventura della Giunti Academy, quanto meno per il suo ramo enodidattico romano. Un manipolo di intrepidi ha sfidato l’esercito dei luoghi comuni e conquistato la piccola ma insidiosa postazione armata che attaccava i palati degli abitanti del rione sallustiano. Nessuna vittima da registrare, a parte i due liquidi nati morti che sono stati serviti alla cieca per far risaltare – nel confronto diretto con dei vini veri – la loro plastificata falsità.

Perché lo scopo dell’incontro era proprio questo: smascherare le soluzioni idroalcoliche che vengono spacciate per vino, aiutare a distinguere il vino autentico dalla sua imitazione. Secondo il noto adagio: “Signore, dammi la forza per bere le bottiglie autentiche, dammi il coraggio per bere le bottiglie finte (quando mi capitano), dammi la saggezza per distinguere le une dalle altre”.

La mia esposizione durante la serata può essere stata un po’ debordante, a tratti torrenziale, però i vini sono stati di una eloquenza asciutta, essenziale, limpida. Ed era quello che più contava.

Bourgogne Blanc 2017 Chanterêves
Riservato nei primi minuti nel bicchiere, pulito, reattivo, di dimensioni contenute nell’espansione gustativa, netto, profilato.
Qualità complessiva: 7 e mezzo
Senso di autenticità*: 8

(Omissis) bianco 2014
Randellata d’esordio di note roverose posticce: caramello bruciato, vaniglia chimica, caramella d’orzo, lacca cinese; gusto coerente, molle e dolciastro, zuccheri residui a centro bocca, silhouette informe, finale appiccicoso.
Qualità complessiva: 1
Senso di autenticità: 2 meno meno

Pinot Bianco Eichhorn 2017 Manincor
Da subito il più vitale e reattivo del gruppetto dei bianchi. Sapido ma mai salato, incisivo ma mai canino, estremamente focalizzato in ogni passaggio, particolarmente persistente.
Qualità complessiva: 8
Senso di autenticità: 9  

Tauma 2015 Pettinella
Primo impatto difficoltoso, il vino è accartocciato su se stesso e non si concede, se non a sprazzi di amarena e fragola acerba. Con l’aria distende i nervi e si rilassa, offrendo aromi più invitanti di ciliegia e arancia. Di bel sapore, più elettrico che morbido al palato, ha tannini di media grana e chiude con tenui rimandi al tè.
Qualità complessiva: 7 e mezzo
Senso di autenticità: 9  

(Omissis) rosso 2017
Colore intenso ma non saturo o opaco come mi sarei aspettato; abbozza anzi un tentativo di attraversabilità alla luce. Notevolmente finto, innaturale, costruito all’olfatto: rimandi alla caramella alla fragola, con corredo di aromi artificiali di latte di cocco, vaniglia, cioccolato al latte. Palato immobile, centro bocca bloccato da una massa di tannini gelatinosi, finale a elettroencefalogramma piatto.
Qualità complessiva: 1 e mezzo
Senso di autenticità: 1 e mezzo  

Fara Barton 2013 Boniperti
Da subito molto pulito ed espressivo, più sul frutto che sulle note terrose e “scure” di sottobosco e liquirizia. Gusto tonico, compatto, allo stesso tempo sciolto e ritmato, di particolare incisività e persistenza conclusive.
Qualità complessiva: 8
Senso di autenticità: 9  

* "L'autenticità assoluta non esiste" (G. Mastrota), per questo scrivo "senso di autenticità", a significare letteralmente: "che dà l'impressione di essere autentico"


 

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Sergio
17 maggio 2019 14:51 Non titolerei "cronaca" un pezzo che omette i nomi dei vini