il BOTTIGLIERE Riflessioni

Considerazioni sparse sul vino di Madeira

di Fabio Rizzari 29 set 2017 2

L’antico vino dell’isola di Madeira è forse il più longevo del mondo

Titolo e sottotitolo del post sono volutamente fuorvianti. Le considerazioni sparse le faccio invece sull’ormai scivolosissimo tema del “vino naturale”: unire alla parola vino l’aggettivo naturale in una qualsiasi prima pagina equivale infatti a far fuggire a gambe levate ogni appassionato di vino con un minimo di senso critico e direi anche con un minimo di stomaco.

Con sprezzo del pericolo, e forte di una granitica preparazione tecnica, l’ottimo agronomo, enologo e giornalista Maurizio Gily ha invece affrontato di petto lo spinoso soggetto in un impeccabile articolo apparso martedì scorso su Vinix.

Ne caldeggio la lettura per almeno tre motivi: riassume con chiarezza i punti cardinali del mondo “naturale”; ne analizza in maniera pacata e lucida gli snodi tecnici; NON ne condanna aprioristicamente le basi teoriche, concentrandosi saggiamente a sollevare legittimi dubbi sulla deriva irrazionale e modaiola del fenomeno.

Data l’esaustività del suddetto post non c’è molto da aggiungere, e difatti oltre a una mera segnalazione non aggiungo molto. Solo un paio di osservazioni.

La prima. Le richieste dei bevitori in termini di “naturalità” del prodotto sembrano direttamente proporzionali alla saturazione generata da almeno tre decenni di ipermanipolazioni tecnologicamente debordanti: ormai si poteva – si può… – ottenere una sostanza liquida molto somigliante a un vino partendo da qualsiasi base: uva, vinacce esauste, acidi organici, erba medica, pane raffermo, carrelli della spesa, eccetera.

Ciò è insieme ovvio ed evidentissimo in una paese dove l’offerta di bottiglie era uniformemente priva di “difetti” enologici, id est la Francia. Qui amici fidati mi dicono che i vini chiamiamoli sbrigativamente “non convenzionali” hanno raggiunto la bella cifra del 20% del mercato complessivo. Non pochi dei relativi acquirenti non soltanto tollerano, ma addirittura ricercano odori e gusti imprevedibili; e una parte di costoro arriva a esiti incontrollabili, sconfinanti nell’autolesionismo (“senti che puzzo di alpeggio, meraviglioso!”, “se non sa di ascelle di mio zio non lo bevo”).

La si può rubricare come una forma di antitesi alla tesi iniziale; e non è affatto detto che si raggiunga una sintesi meno estremista. Perché non è così che funzionano le cose, nemmeno nel mondo del vino.

La seconda. Gily afferma che: “per produrre vini buoni (e tra i naturali ce ne sono di molto buoni) con poca o nulla tecnologia bisogna conoscere l’enologia molto bene”. Niente di più condivisibile. Da non enologo trovo semplice e illuminante la posizione in materia del compianto Henri Jayer, patriarca dei vignaioli gallici e planetari in generale, il quale diceva più o meno: “per fare buoni vini occorre conoscere bene l’enologia, per poi dimenticarsela”.

La chiave sta forse proprio qui. Non è un caso che, per fare il primo esempio che mi viene in mente, Elisabetta Foradori firmi vini naturali di alta qualità, inappuntabili sul piano della grammatica enologica. Elisabetta ha studiato le più avanguardistiche tecniche enologiche in Francia (ricordo che molti anni fa mi disse di essere stata tra i primi in Italia a sperimentare il microbullage, cioè una pratica monstre dell’enotecnica ipermoderna). Le ha studiate, e poi le ha dimenticate. O meglio, le ha assimilate e superate.

Perché chi aspira a fare vini veri e originali ha davanti una sfida impervia, che noi bevitori anche incalliti non arriviamo nemmeno lontanamente a capire. Per questo tali vignaioli meritano rispetto, e non giudizi tranchant.

Scriveva Matisse: “Non c’è niente di più difficile per un pittore veramente creativo del dipingere una rosa, perché prima di tutto deve dimenticare tutte le altre rose che sono state dipinte.”

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VOCATIVO
29 settembre 2017 10:29 E infatti (e per fortuna) il virgolettato del naturale in Gily è presente da sempre, almeno in linea di principio.
Stefano
3 ottobre 2017 14:15 Prima o poi scrivi davvero un post sui Madeira però!