il BOTTIGLIERE Le parole del vino

Come bluffare nel vino, nuova edizione

di Fabio Rizzari 31 mag 2019 2

Repertorio di sentenze da mandare a memoria per fingersi esperti di vino.

Anni fa ho fatto conoscere ai lettori dei miei testi internettiani la gustosa collana editoriale inglese The Bluffer’s Guides, sorta di Bignami di vari soggetti imbarazzanti da maneggiare se non si è esperti di una specifica materia. La serie nel frattempo si è arricchita di nuove referenze: ai classici The Bluffer’s Guide To Beer, The Bluffer’s Guide To Cars, The Bluffer’s Guide To Football, The Bluffer’s Guide To Jazz, The Bluffer’s Guide To Opera, si è aggiunto ad esempio in tempi recenti The Bluffer’s Guide To Brexit.

Gli astuti suggerimenti di The Bluffer’s Guide To Wine rimangono un piccolo classico. Una dritta efficace del libro era (andando a memoria): “se durante una cena vi chiedono un parere su un determinato vino e voi non ne sapete una mazza, buttatevi sugli aneddoti personali, tipo: ‘questo rosso mi ricorda un tramonto a Marrakech, nell’estate di dieci anni fa…’ e simili. Nessuno potrà smentirvi.”

Sulla scorta della succitata tecnica di sopravvivenza, ecco un breve repertorio di frasi passepartout da usare in situazioni spinose:

Frasi jolly
In qualsiasi circostanza, richiesti di un parere su un vino qualsiasi, possono sempre funzionare le seguenti affermazioni:

a) "interessante, anche se mi sarei aspettato un'estrazione tannica più precisa" (se rosso)
b) "interessante, anche se mi sarei aspettato un'acidità più integrata" (se bianco)
c) "interessante, anche se mi sarei aspettato un po' più sostegno tannico" (se rosato)
d) "interessante, anche se mi sarei aspettato una carbonica più fine" (se spumante)
e) "interessante, anche se mi sarei aspettato più acidità per contrastare gli zuccheri residui" (se dolce)

Decantazione
Se volete impressionare qualcuna/qualcuno al primo appuntamento, al ristorante chiedete sempre di far decantare qualsiasi vino più vecchio di cinque anni, dicendo al sommelier con aria complice: “magari non serve, ma non vorrei che fosse troppo in riduzione”.

Annate
Se si discetta sul carattere di una vendemmia in una data zona, affermate con annoiata sicurezza: “non ha più senso parlare di annate, il cambiamento climatico ha rimescolato le carte ovunque nel vigneto europeo e zone produttive un tempo fredde possono ora arrivare a dare vini pesanti e alcolici”

Trappole sui nomi dei vini francesi
Non sapete che cazzarola di differenza c’è tra un Pouilly-Fumé e un Pouilly-Fuissé? Tra un Viré-Clessé e un Cru Classé? Svicolate con qualcosa come: “le denominazioni burocratiche mi hanno sempre annoiato, a me interessa quello che c’è nel bicchiere”, magari aggiungendo: “anche in Francia, come da noi, le AOC non garantiscono necessariamente la qualità finale di un vino”

Vini naturali
Terreno sul quale è più facile bluffare, come dimostrano le decine di influencer che non sanno distinguere un vino Triple A da un tappeto persiano e ciò nonostante pubblicano allegramente decine di post sul soggetto (avidamente seguiti nei vari social da masse di decerebrati). Frasi efficaci sono: “il vino naturale non mi dà il mal di testa il giorno dopo anche se ne ho bevuto molto la sera prima”; “non è vero che i vini naturali puzzano sempre, quelli fatti bene sono molto puliti”; “se ha un odore di stalla almeno sa di qualcosa di autentico e non di plastificato”

Biodinamica
“La biodinamica non mi convince come teoria, ma poi i vini sono buonissimi” (variante per chi proviene da studi scientifici: “la biodinamica è una pseudo-scienza, ma poi i vini sono buonissimi”).

Bordeaux
“Nelle annate grandi compro piccoli Château, in quelle piccole grandi Château”

Borgogna
“I Borgogna sono meno aggrediti dalla speculazione internazionale perché in media di ogni vino si fanno poche migliaia di bottiglie”.
Se qualche interlocutore davvero preparato cerca di mettervi in difficoltà chiedendovi un parere su una appellation specifica (“preferisci i Volnay o i Pommard? e simili), rispondete comunque con un inattaccabile: “le denominazioni borgognone famose non si possono più comprare purtroppo. Io ormai acquisto solo nel Maconnais (pron: maconné) o nella Côte Chalonnaise (pron: cot scialonnès)

Langhe
“Nelle Langhe i vini sono sempre buonissimi, ma ormai arrivano anche in annate medie a gradazioni alcoliche intorno ai 14 gradi. Io adesso preferisco i rossi del Nord Piemonte”

Chianti
“I Chianti Classico sono ottimi ma spesso troppo costosi, preferisco i Chianti, magari in fiasco: vuoi mettere il fascino?”


Leggi gli ultimi articoli di Fabio Rizzari, autore di Vini da scoprire. La riscossa dei vini leggeri:

Il caffè al sangue e altri racconti (brevi)
L’ultima bottiglia
Le maremme del vino

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orst
31 maggio 2019 14:06 geniale
Ivo Danieli
3 giugno 2019 07:25 Divertentissimo ora che tutti fanno capire che sono preparati nal campo del vino.E i ristoratori stanno al gioco.....e li prendono tutti per il....