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Che ne è oggi dell’amaro stil vecchio? Qualche indizio dalla Sicilia

di Fabio Rizzari 20 mar 2019 1

Assaggio di alcuni rossi a base di nero d’Avola, e un paragone sintetico con il passato.

Provando oggi i discendenti più o meno diretti dei Nero d’Avola che hanno fatto la storia della Sicilia degli anni Novanta mi sono chiesto: “Cosa sopravvive di quello stile? Cosa è cambiato? Cosa è rimasto coerente a quel modello?”.

Ricordo bene la moltiplicazione di rossi che invase gli scaffali isolani – e italiani – tra il 1995 e il 2005. Erano rossi che rimandavano alla moda dei vestiti del decennio precedente: spalline larghe tipo armature da football americano, imbottiture un po’ dappertutto, lustrini. Tradotto in odori e sapori: aromi di latte di cocco, vaniglia, crema pasticcera, gelatina alla fragola; gusto dolce, timbro di frutto innaturalmente sottolineato, battaglioni di tannini che si ammassavano a centro bocca, finale prosciugato e amaro come polvere di caffè lasciata al sole e poi masticata.

L’ho definito a suo tempo, parlando in generale dei rossi italiani di quello stampo,  “l’amaro stil vecchio”, perché nasceva con l’arroganza della novità infestante, ma allo stesso tempo già stanco, senza energia vitale.

Va da sé che non tutte le bottiglie offerte al mercato erano fatte in quel modo. Non mancavano vini più sinceri e piacevoli: erano però in significativa minoranza.

Di quei Nero d’Avola la piccola degustazione della settimana scorsa mi ha restituito un’immagine riveduta e corretta, ma solo in parte. La struttura di base non sembra molto cambiata. È stato solo emendata degli aspetti più caricaturali. Il legno è molto meno invasivo, non si colgono più zuccheri residui in eccesso, i tannini sono meno fitti e grossolani, i toni amarognoli sono attenuati.
Rimane la sensazione che quello schema di gioco conservi un senso, perché evidentemente conserva un suo mercato.

Per fortuna non esiste un singolo mercato, come negli anni Novanta e primi Duemila. Oggi esistono vari mercati, che richiedono e assorbono vari tipi di vino. Personalmente apprezzo di più i (non molti) Nero d’Avola che modulano la naturale esuberanza alcolica ed estrattiva del vitigno e la traducono in un profilo più longilineo e atletico.

Di seguito riporto le impressioni di assaggio di poche etichette a base di nero d’Avola trascritte nel mio cellulare. Non si tratta come è ovvio di uno sguardo d’insieme né a maggior ragione di un’analisi probante. Di solito però tre – quattro, cinque, dieci - indizi fanno una prova. Annate e nomi dei singoli trascritti al volo, con il relativo beneficio d’inventario. Stavolta non metto punteggi. Note di degustazione copiaincollate, nude e crude, senza fronzoli né variazioni stilistiche. Se un aggettivo o un concetto si ripetono, amen.

Cusumano Disueri 2018
in forte riduzione, scontroso; acidulo, poco coordinato, discreto frutto; ancora cubista, da attendere un po’ (ma non troppo, ovviamente). Essendo il più giovane, gode delle attenuanti del caso.

Donnatà Alessandro di Camporeale 2017
Rustico, in forte riduzione, amarognolo, non molto ritmato; tannini di media grana, finale meno contratto.  

Baglio di Pianetto 2017
Amarena, rosolio, netta nota vegetale, fresco, buon succo, migliora in chiusura, rimanendo semplice.

16 Filari Case Alte 2017
Caldo, dolce, più largo che reattivo; appiccicoso al palato, più statico che mosso, alcolico in chiusura.

Cusumano 2017
Aromi poco tonici di pasta di olive, un po' stanco all’olfatto; sapido, macchia mediterranea, rustico nei tannini, spinge abbastanza.

Tasca d’Almerita Lamùri 2017
Velato sulle prime, poi più “leggibile”; frutto delicatamente surmaturo, bocca sapida e succosa. Meglio al gusto che al naso.

Firriato Branciforti 2017
Acciughe, capperi, guarnizione di gomma; ombroso ma abbastanza articolato, ha una sua scontrosa energia. 

Gulfi Rossojbleo 2017
bel colore e bell'apertura aromatica, succo, naturalezza, freschezza, senso di movimento e di slancio; ottimo.

Sallier de La Tour 2016
Leggero, sapido, floreale, tannini un po' ruvidi.

Cos Cerasuolo di Vittoria 2015
Medicinale, note di aspirina e rosolio, volatile in leggera evidenza; bocca affusolata, frutto fresco e di timbro amarenoso, finale di nuovo amarognolo, “luppolato”. Un (semi) intruso messo alla cieca per la sua componente nerodavolosa.

Occhipinti Siccagno 2015
Velato, ombroso, qualche nota di smalto; non molto coordinato al palato, grintoso, punta di stanchezza sui toni terziari; probabilmente bottiglia non rappresentativa.

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Giovanni
22 marzo 2019 16:50 Adoro i Nero d'Avola e tanti altri vini siciliani! Mi piace averne sempre qualcuno nella mia piccola cantina personale. Stavo proprio per compiere un acquisto nella mia enoteca online di fiducia, www.enotecadautore.it, quando navigando alla ricerca di qualche info in più su un vino della cantina Planeta, mi sono imbattuto in questo articolo.. per colpa vostra ho incrementato la spesa di un bel po'! :D