il BOTTIGLIERE Riflessioni

Che cos’è il “Bordeaux bashing”

di Fabio Rizzari 26 apr 2019 0

E perché potrebbe essere un’opportunità per i bevitori italiani.

Si potrebbe legittimamente pensare che lo snobismo filoborgognone e il suo naturale portato antibordolese* siano una peculiare declinazione dell’inesauribile mente italica. Non è così. Che i destini delle due storiche regioni vitivinicole d’Oltralpe siano indissolubilmente intrecciati – secondo il teorema: “quando cala la fortuna dell’una, cresce la fortuna dell’altra” - è un’evidenza che ha ampie testimonianze all’estero, e persino nella stessa nazione francese.

Un articolo uscito l'altroieri nell’autorevole Le Monde chiarisce la situazione attuale. Un paio di stralci:

“Il y a ce caviste qui vient d’ouvrir Chai parisien dans le 9e arrondissement de Paris et qui constate, navré, que les ventes de ses bordeaux « s’effondrent » quand ceux de ses bourgognes « explosent ».
“C’è questo enotecario che ha appena aperto Chai parisien nel nono arrondissement e che constata, indispettito, che le vendite dei suoi Bordeaux ‘sprofondano’, mentre quelle dei suoi Borgogna ‘esplodono’ ”.  


“Il y a ces 35 sommeliers de toute la France, à qui « Le Monde des vins » a demandé, en février, de citer une bouteille coup de cœur, et dont pas un n’a songé à nommer un bordeaux.”
“Ci sono questi 35 sommelier di tutta la Francia ai quali ‘Le Monde dei vini’ ha domandato, a febbraio, di citare una bottiglia coup de cœur, e dei quali nemmeno uno ha lontanamente citato un Bordeaux”


I cugini transalpini hanno una peculiare espressione per il fenomeno, “Bordeaux bashing”. Tradotto in modo approssimativo, bashing sta più o meno per pestaggio. A significare in modo plastico quanto constatare che il re è nudo solletichi i più vendicativi istinti anche negli enomaniaci più sciovinisti.

Eppure che i Bordeaux siano attualmente considerati da un’ampia fetta di bevitori fuori moda alla stregua del borsello o delle canzoni di Drupi può essere un indubbio vantaggio. Spippolando per internet si possono fare ottimi affari. Non tanto con le ultimissime annate, che a partire dalla fresca fresca e già iperincensata 2018 sono comunque oggetto della speculazione cino/russo/demo/pluto/giudaico/massonica, quanto con i millesimi maturi. Dovendo attendere qualche decennio prima della compiuta evoluzione del bouquet, secondo la teoria classica, tanto vale allora indirizzarsi a comprare qualche 88, 90, 91, 95, 96: in non pochi casi a parità di Château i prezzi sono addirittura più bassi.

Qualche nome volante? Meyney, Brane-Cantenac, Rausan-Ségla**, Chasse Spleen, Potensac, Gloria, Haut-Marbuzet, Camarsac…
E così, quando la ruota della fortuna avrà compiuto un altro giro e i rossi bordolesi saranno di nuovo - oh sorpresa - i più nominati nelle conversazioni enosnob, almeno avrete messo in cantina qualche boccia da stappare con orgoglio.

*gli appassionati ecumenici che bevono e basta, senza contrapposizioni ideologiche, sono un'illuminata minoranza

** oggi Rauzan-Ségla

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