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C’è vita fuori della galassia del Chianti Classico

di Fabio Rizzari 02 mar 2018 0

Un ottimo Chianti conferma le virtù “estese” della storica tipologia.

Come i topografi sanno bene, il Chianti Classico è solo un’isola entro il vasto continente del Chianti genericamente detto. Il quale Chianti vanta una considerevole estensione, toccando ai suoi confini settentrionali le sponde del lago di Garda e a sud la ridente cittadina di Vetralla.

Nasce qui un oceano di vino, che i cultori della materia si affrettano a rubricare come secondario, terziario, quaternario rispetto alle Grandi Espressioni del Chianti Classico – d’ora in poi CC - con le sue Gran Selezioni, le sue Riserve, i suoi comuni celebratissimi, da Radda a Gaiole a Castellina a San Casciano.

Eppure gli aborigeni che vivacchiano fuori dal consesso senatorio del CC sanno generare brevi lampi di civiltà: mozziconi di frasi compiute, qualche graffito rupestre. E anche qualche vino più che potabile.

L’antropologo illuminato non potrà che riconoscere un valore elevato a certi manufatti, segno che la qualità riesce a fiorire anche fuori dei recinti dei Grandi Terroir. Con l’onestà intellettuale, o anzi meglio l’onestà palatale che mi contraddistingue, ne propongo oggi uno di sorprendente vigore espressivo: il Chianti San Ferdinando Podere Gamba 2015.

Siamo in Val di Chiana, dove la famiglia Grifoni produce dalla fine degli anni Novanta del secolo scorso vini onesti da un’estensione vitata di circa nove ettari. Qui trovano casa uve tipiche quali sangiovese, ciliegiolo, pugnitello, su un minimo rilievo collinare che arriva a “soli” trecento metri sul mare. Viticoltura “biologica”, niente prodotti aggressivi di sintesi, vinificazioni pare semplici, però non iper arcaiche. Con il neo – per i vinnaturisti più estremi – dei tini in acciaio termocontrollati (nessuno è perfetto).  

Il Chianti San Ferdinando Podere Gamba 2015 è davvero delizioso: di buon impatto cromatico, limpido nei profumi, sciolto e longilineo nell’articolazione gustativa, addirittura quasi fine nella grana dei tannini, molto nitido nel bel finale di amarena schiacciata (stiacciata nella lingua delle tribù locali). Per dieci euro a bottiglia, e forse pure qualcosa di meno, direi che ci si può ampiamente stare.

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