il BOTTIGLIERE Attualità

Bukowski e il Sancerre

di Fabio Rizzari 21 dic 2018 0

E altri aneddoti enoici nel “Dizionario amoroso del vino” di Bernard Pivot.

Dovete regalare qualcosa al parente enofilo e - dopo sedici natali in cui gli avete ammanito brunelli, baroli, bottiglie di spumante riciclate, cavatappi più o meno ingombranti, inutili termometri  – non sapete come cavarvela quest’anno? Un valido suggerimento è: fartevi spedire dall’onnipresente Amazon una copia del Dictionnaire amoureux du vin di Bernard Pivot.

Certo, il vostro parente deve masticare un po’ di francese. Ma con la voga generalizzata dei Borgogna e degli Champagne, qualsiasi appassionato di vino che si possa definire tale dovrebbe saper decifrare almeno a grandi linee la lingua dei cugini d’Oltralpe.

Per chi non lo conoscesse, Pivot è un celebre giornalista, scrittore e conduttore televisivo francese. I suoi cicli di trasmissioni più noti, Apostrophes e Bouillon de culture, hanno attraversato la storia di Francia per decenni, ospitando personaggi illustri e illustrissimi e segnando un’epoca. Io non mi perdevo una puntata sull’allora Antenne2, nella Roma desolatamente priva di spunti televisivi degli anni Settanta, quando – oltre ai mesti canali Rai – si prendevano al massimo GBR, Capodistria, Teleroma 56.

Pivot era abilissimo nel cavare il meglio dai suoi ospiti. Intervistava Truffaut, Eco, la Yourcenar, Simenon, Nabokov, Godard, Brassens, senza mai perdere il suo tono affabile e divertito. L’ho visto rabbuiarsi una sola volta, quando l’autore di Arancia Meccanica, Anthony Burgess, gli esternò il suo fastidio per la pedanteria boriosa dei francesi: “Ieri stavo in un bistrot e alla fine ho chiesto ‘fruit’, ma il cameriere mi ha corretto: ‘mais non monsieur, on dit des fruit’. Queste cose in Italia non succedono, tutti sono più cortesi”. Apriti cielo. Gli italiani meglio dei francesi! Punto nel suo onore gallico, Pivot rispose piuttosto ruvidamente. Ma fu quell’unica volta, a mia memoria.  

Pivot è anche, o forse soprattutto, un cultore del buon vino. Ho già citato in questo blog il suo racconto giallo La liste d’attente, la lista d’attesa, “in cui si scopre che una misteriosa serie di omicidi è commessa da un appassionato di vino per risalire nella lista di assegnazioni di un produttore borgognone leggendario, Henri Jayer”.

La sua opera enofila più gustosa è tuttavia proprio il suddetto dizionario. Un volume pieno di aneddoti, curiosità, dettagli enografici: il tutto in una prosa godibilissima, mai ampollosa o da rompicoglioni puntualizzante. Proprio al contrario, nel libro il tono dell’enomaniaco ossessivo viene bonariamente perculato; non a caso Pivot cita l'imperatore Adriano della Yourcenar: “la pedanteria dei grandi connaisseurs di cru mi irrita”.

Lascio al lettore francofono il godimento dei vari capitoli, evitando di pescare altre citazioni. Ne riporto solo un'altra. Il 22 settembre 1978 l'incendiario Bukowski partecipa a una puntata di Apostrophes molto malvolentieri e per la prima mezz’ora abbondante non dice nulla. Si limita a versarsi un bicchiere dopo l’altro di un Sancerre che si era portato dietro (“di quello buono”, ricorda Pivot). Fino, ovviamente, a ubriacarsi. Mentre gli altri ospiti continuano a dialogare, lo scrittore statunitense si alza all'improvviso traballando dalla sedia e viene accompagnato fuori mentre biascica frasi incomprensibili*.
Più tardi, in uno dei rari minuti della giornata in cui riuscivano a trovarlo ancora sobrio, Bukowski dichiarerà:  “ho tirato fuori quattro superbe poesie da quella bottiglia”.

* la scena finale si può apprezzare in questo video su Youtube

COMMENTI (0) AGGIUNGI UN COMMENTO



* Campi obbligatori

Non ci sono commenti