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Bruna e l’entanglement quantistico

di Fabio Rizzari 04 nov 2016 0

I vini di Carussin, buoni, ottimi o eccellenti che siano, condividono la virtù dell’autenticità.

Foto di ULF DALHEIM

Non occorre scomodare Rudolf Steiner e le sue indimostrabili teorie per accorgersi che esistono legami profondi e misteriosi tra gli esseri viventi; e pure tra gli oggetti in apparenza inanimati.
Che mi sono bevuto? niente, oltretutto sono a dieta da un paio di settimane.   

Ma che tutto rimandi a tutto, o che qualcosa rimandi a qualcos’altro, è un’antica evidenza. Tout se tien, tutto si tiene, secondo i cugini d’Oltralpe. Un’evidenza che adesso viene piano piano verificata dalle più rigorose analisi scientifiche. Altro che fumisterie da baraccone.

Copioincollo da wikipedia: “L'entanglement quantistico o correlazione quantistica è un fenomeno quantistico privo di analogo classico, per cui in determinate condizioni lo stato quantico di un sistema fisico non può essere descritto singolarmente, ma solo come sovrapposizione di più sistemi. Da ciò consegue che la misura di un'osservabile di uno determina istantaneamente il valore anche per gli altri. Poiché risulta possibile dal punto di vista sperimentale che sistemi come quelli descritti si trovino spazialmente separati, l'entanglement implica in modo controintuitivo la presenza di correlazioni a distanza (teoricamente senza alcun limite) tra le loro quantità fisiche

“Secondo la meccanica quantistica è possibile realizzare un insieme costituito da due particelle caratterizzato da determinati valori globali di alcune osservabili. Ciò comporta che il valore misurato per una particella di una proprietà definita dell'insieme influenzi istantaneamente il corrispondente valore dell'altra, che risulterà tale da mantenere il valore globale iniziale. Ciò rimane vero anche nel caso le due particelle si trovino distanziate, senza alcun limite spaziale”.

Per questo strano ma comprovato fenomeno, due particelle cambiano di stato istantaneamente anche a distanza di migliaia di chilometri. Come nella boutade dei gemelli del noto comico ebreo su "l'esperienza bizzarra di due fratelli che abitavano in parti opposte del globo, uno dei due ha fatto una volta il bagno mentre l'altro diventava improvvisamente pulito”.  

Se si visita l’azienda Carussin, nelle campagne astigiane vicino a Canelli, di fenomeni di entaglement quantistici se ne sperimentano a volontà. Bruna Ferro, il marito Luigi, i figli che fanno vino ma anche birra, la vecchia ma arzillissima madre di Bruna, i cani, i gatti, gli asini (ai quali sono dedicate diverse etichette), e ovviamente le vigne, la cantina, sono uniti da un intreccio di rimandi profondi. Non sono entità separate.

Ne nascono vini autentici. Quale più riuscito, quale meno. Quale eccellente, quale “soltanto” molto buono. Ma se uno ne beve un sorso, beve in un certo senso anche la vita della tenuta e dei suoi abitanti, a due o quattro zampe. Provare per credere il succoso Moscato d’Asti (ora sugli scaffali il 2015, con il 2016 che appare da subito molto promettente), o la fresca e ariosa Barbera d’Asti Asinoi 2015. Pure il Completo, simpatico mischione di tutto il vinificabile in azienda, ha qualcosa da comunicare.

Dice: non vale forse la stessa cosa per altri produttori? Certo, per molti altri produttori. Non per tutti, però. Certi liquidi amorfi comunicano solo freddi protocolli enologici, furbesche campagne di marketing, scelte pianificate con arido calcolo bottegaio.

Alla fine la scelta è libera: se si vuole bere un levigato rosso senz’anima, certamente non ci si strozzerà.   

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