il BOTTIGLIERE Degustazioni

Associazioni libere

di Fabio Rizzari 07 set 2018 0

Musica, vino e mercati rionali nella girandola gratuita delle associazioni di idee.

Le associazioni mentali sono di due tipi:  quelle libere, derivate dalla forza attrattiva debole dell’assonanza di un nome, e quelle profonde, nate dal torrente carsico dell’inconscio
Francesco Sic e Carlo Simpliciter, “La memoria del subcosciente come argine allo smarrimento delle chiavi”, 1988

Il mercato rionale di piazza Crati, a Roma, è uno dei più storici della Capitale, o quantomeno della sua zona settentrionale. Oggi irreggimentato in ordinati ma un po’ mesti gabbiotti di colore verde scuro, qualche decennio fa era un guazzabuglio variopinto di banchetti: una sorta di Campo de’ Fiori in sedicesimo.
I dialoghi con i venditori erano altrettanto colorati. Una volta ho sentito una versione Roma Nord della fruttarola romana verace sospirare, parlando dell’ennesima débâcle scolastica del figlio: “io joo sempre detto che se scrive ‘facemo’ e non ‘famo’ "

Un caro amico, blandamente enofilo, vive a piazza Crati e là compra regolarmente generi di sostentamento.
Ti suggerisco il banco di Fortunato, che ha prodotti laziali veri”, mi dice. “Altri invece sono dei sòla, come ad esempio il banco di [omissis]”

Stasera ti faccio provare un vino rarissimo”, mi ha stuzzicato, “se indovini cos’è ti regalo tutta la mia cantina”.
Io non indovino mai, nemmeno dopo aver visto l’etichetta, comunque versa”, gli faccio.

Colore rosso tenue. Muto e assente all’olfatto, ma per poco: dopo una decina di secondi ecco appalesarsi richiami dolci all’uva fragola, alla crema di ribes nero, all’amarena. Al gusto di elementare fisionomia dolce, senza chiaroscuri né sfumature: una sorta di Brachetto privo di frazione carbonica.
Sto per rubricarlo come un onesto tentativo amatoriale di imbottigliare un mosto semi fermentato, quando ecco apparire una vena aromatica tra l’affumicato e le erbe amare.

Non so, davvero non so”.
È un rosso del nord Piemonte, del marchesato di Saluzzo, da uve quagliano”, mi fa l’amico aspettando di vedere la mia mandibola cadere a terra per la sorpresa.

In effetti non ne so nulla: della varietà di uva, del produttore (in questo caso specifico un anonimo, dato che il vino era senza etichetta), della zona. Unico addentellato, fuori contesto, il ricordo di una musica rinascimentale: il saltarello El marchexe de Saluzo, che il mio vecchio amico Andrea suonava sull’organo di San Giacomo al Corso, quando eravamo ragazzi.

L’uva quagliano, a questo primo approccio superficiale, pare interessantissima. Seguiranno assaggi di vino imbottigliato ed etichettato: appartenente alla rara Doc Colline Saluzzesi.

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