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Albana, una storia di Romagna

di Fabio Rizzari 21 mar 2018 2

All’Albana, uno dei bianchi più tradizionali d’Italia, è dedicata una valida monografia in uscita in questi giorni.

A volte una piccola vocale fa una grande differenza. Come tra Al Bano e Albana. I vini del primo, celebre cantante pugliese dotato di una ricca collezione di copricapi, saranno di sicuro buoni, ma non li assaggio da molti anni: non suscitano purtroppo il mio interesse e di solito non sono tra le mie principali opzioni di acquisto in enoteca o al ristorante.

L’Albana, al contrario, suscita il mio crescente interesse, come bevitore e come addetto ai lavori. Che me ne cale, dirà il lettore che non vuole avere dettagli sulla biografia personale di un critico ma qualche robusto consiglio per comprare vino o libri sul vino. E allora eccoci, un ottimo suggerimento: comperate e leggete il nuovo libro di Giovanni Solaroli e Vitaliano Marchi “Albana, una storia di Romagna”, che esce in questi giorni per i tipi di Il Ponte Vecchio, Marzio e Luca Casalini Editori.

Comperatela e leggetela perché è un’opera completa, che copre a 365 gradi – come disse nell’enfasi un tizio facendosi prendere la mano – il panorama storico, culturale, colturale, produttivo, antropologico del piccolo grande bianco romagnolo. Piccolo, perché tale si ostinano a considerarlo il Collezionista di Vini, il Compulsatore di Carte dei Vini, il Famoso Giornalista, l’Organizzatore di Cene Importanti (tutti con le maiuscole). Grande perché viene da uve straordinariamente plastiche, capaci di essere declinate in molti stili e forme: dal bianco sottile come un filo d’erba al bianco strutturato e tannico, dal macerativo al passito, dal vino in anfora vinnaturalista al vino in confezione de luxe affinato in barrique, dallo spumante al rosso longevo (anzi no, quest’ultimo no).   

Ne nasce una visione tridimensionale, o anche meglio multidimensionale, dell’Albana: al quale gli autori restituiscono piena dignità di vino originale, unico, degno della massima attenzione dei bevitori illuminati. Tra le varie sezioni in cui si articola il volume mi piace prendere un paio di citazioni da due capitoli in particolare: “È tutta una questione di stile”, in cui gli autori aiutano il lettore a orientarsi tra le diverse interpretazioni dell’Albana moderna:

“Partiamo da un punto fermo: le Albane che beviamo oggi non sono nemmeno lontanamente parenti di quelle che si bevevano nei decenni scorsi. Non solo per una mera questione di stile, ma anche e soprattutto per via del forte processo di innovazione tecnologica (…). Albane dal colore giallo ambrato e dal gusto amarognolo, frutto di fermentazioni con vinacce e di macerazioni prolungate, spesso troppo ricche e lasciate invecchiare prima di essere bevute, questo era il panorama dell’Albana, un vino assai diffcile da vendere e da bere.
Per cambiare il quadro e cercare di fare Albane più fresche e gradevoli, nella cantina sperimentale dell’allora Esave (Ente studi ed assistenza viticola ed enologica dell’Emilia-Romagna) a Tebano (Faenza) si sperimentarono alcune tecniche: presse soffici, impiego di ossigeno e gas inerti, controllo temperatura e impiego di bentonite per stabilizzare il colore.
A queste tecniche, che condizionarono fortemente il panorama produttivo di quegli anni, si aggiunsero in seguito le prove di surmaturazione e appassimento. Tutte innovazioni che hanno gettato le basi per i vini di oggi: siano essi ‘riduttivi’ oppure ‘ossidativi’.
Le Albane di oggi si esprimono con una pluralità di stili che travalica l’aderenza territoriale e la capacità tecnica del produttore. Questo può disorientare il consumatore che sotto una medesima denominazione si trova di fronte vini dagli stili estremamente differenti.”

E dal capitolo “L’opinione di Beppe Sangiorgi”, ferratissimo storico dell’enogastronomia romagnola:

“Si dice che la Romagna sia una terra forte e gentile. Se il Sangiovese rappresenta la prima qualità è l’Albana che identifica la seconda. Scrive infatti attorno alla metà del Seicento l’agronomo Vincenzo Tanara: ‘L’Albana pare che tenga il primo luogo in far Vino delicato’. Una caratteristica data sia dal sapore che dal colore, descritto mirabilmente da Marino Moretti, secondo il quale, quando l’Albana scende nel bicchiere, ‘brilla più bella dell’oro e più fluida di una matassa di luce’ ”

Albana, una storia di Romagna
di Giovanni Solaroli e Vitaliano Marchi
Il Ponte Vecchio
pp. 168
15 €


COMMENTI (2) AGGIUNGI UN COMMENTO



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Federico
21 marzo 2018 22:23 Recensire o consigliare libri non ancora disponibili è un delitto contro l'umanità. Fa solo soffrire di attesa. Crudele
Fabio Rizzari
22 marzo 2018 11:27 Vero, ma se l’attesa è breve si tratta di una cura minore: il libro sarà disponibile dal 25 aprile.