il BOTTIGLIERE Degustazioni

Tre rossi di frutto e di sale

di Fabio Rizzari 04 lug 2018 0

Assaggio convenzionale (ma attento) di tre vini della storica azienda Badia di Morrona.

Cos’è in fondo la sillaba “di”? Come scriveva poeticamente Rostand, “è una preposizione semplice tra le parole ‘Badia’ e ‘Morrona’ ”
Per un vecchio cronista del vino Badia di Morrona è un nome noto da tempo. Per un vecchio cronista del vino che faceva guide, un lemma molto tradizionale quando si trattava di imbastire redazionalmente la regione Toscana; un lemma che ha risuonato nelle mie orecchie per anni.  

Ma, appunto, più un insieme astratto di vocali e consonanti che un luogo fisico. Più una voce nella lunga teoria di schede monografiche toscane, che una realtà ben scolpita nella memoria sensoriale.
Et pour cause: Badia di Morrona, vasta tenuta (ben seicento ettari complessivi, di cui oltre cento a vigneto) nei pressi di Terricciola, ha vigne gestite con grande cura e fa vini di onesta esecuzione, con punte degne del massimo interesse per il bevitore avveduto; ma insiste su un territorio – le colline pisane - a dirla tutta non proprio eletto e padre di vini fini.

Certo, si dirà: mica tutto il mondo può fare vino in Borgogna o nella Mosella, sennò in quei luoghi ci sarebbe un’azienda ogni venti centimetri.
Il mio storico collega e sodale Ernesto Gentili ha recentemente attribuito - nel suo sito Ergentili - un lusinghiero 86/100 al Taneto 2014 (taglio di syrah, sangiovese e merlot) e un altrettanto apprezzabile 85/100 al Vignalta 2011 (Sangiovese).

Io ho avuto modo di assaggiare tre nuove annate aziendali (in realtà due dal nucleo toscano vero e proprio, più una dalla dépendance piemontese Poderi Bricchi Astigiani). Ecco le risultanze (“vaghe etichette della Badia, io non credea tornare ancor per uso a degustarvi…”)

Chianti I Sodi del Paretaio 2017
Mediamente intenso nel colore, timbro di frutto netto avvolto in un involucro di note più scure (cuoio, catrame, acciughe, riduzione). Gusto più salato che fruttato, tannini sapidi, finale più sciolto. Molto gastronomico, nonostante la scodata alcolica conclusiva.
85/100

Vigna Alta 2015
Davvero somigliante nell’impianto aromatico al Chianti: austero, chiaroscurale, dal frutto di amarena spolverato di sale. Ovviamente l’intelaiatura tannica è più fitta e la densità complessiva superiore: il che frena il sapore anziché slanciarlo. È un rosso comunque sincero nell’espressione, sebbene compresso a fine corsa gustativa da uno sbuffo alcolico significativo.
83/100

Barbera d’Asti Poderi dei Bricchi Astigiani 2016
Più aperto e libero nell’espressione aromatica rispetto ai parenti toscani, anche più limpidamente fruttato. Al palato torna l’impronta di famiglia nell’alternanza di sapori salini e fruttati, ma la maglia tannica meno compatta ne agevola la progressione.
86/100

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