il BOTTIGLIERE Riflessioni

Il vino buono tra estremismi e tentativi di mediazione

di Fabio Rizzari 11 mag 2018 1

La ricerca di una verità laica, non rivelata, è alla base di una nuova, prossima pubblicazione.

Il ristoratore laziale x, che non nomino per evidenti motivi legali, costituisce un interessante rebus geometrico: è una persona retta ma ottusa

Retta, perché dichiara in ogni direzione a voce alta di non aver mai amato i vini “delle liste dei distributori, quelli che se vuoi una cassa del supervino y ti ricattano imponendoti cinque casse del vinaccio z”
Ottusa, perché non tutti i giornalisti di settore “sono prezzolati o comunque, nella migliore delle ipotesi, non capiscono una mazza di vino

Con essolui, dopo aver bevuto alcuni bicchieri (due o tre di troppo) è scaturita una interessante discussione, nella quale ci siamo alternativamente dati ragione e torto. 

“I vini oggi o sono omologati e assimilati al sistema, e quindi non valgono un cazzo. Oppure sono vini veri, e allora non se può fare una scheda degustativa”Il punto di vista di un gestore intransigente e radicale è sempre stimolante: “la verità si raggiunge per eccessi”, secondo una sentenza di non mi ricordo chi. 

Ma personalmente rigetto la visione tranchant per cui o sei un carbonaro clandestino, che non deve mai apparire nel “circuito ufficiale”, oppure sei un venduto al sistema. 

A perderci, in questo schema manicheo, sono ampie fette della produzione vinicola attuale: in primis i vini onesti, ottenuti senza pratiche enologiche estreme, che però non possono essere racchiusi nel sacro recinto dei “vini naturali” dato che non sono fatti in kvevri, né senza solforosa, né in vasche di cemento algerino del 1901. 
 
Nella prossima pubblicazione in uscita a settembre, che firmerò con i sodali Armando Castagno e Giampaolo Gravina, l’approccio sarà laico, come sempre: molti vini “naturali”, ma anche diversi vini “convenzionali”, ben fatti, di trasparente fedeltà alla terra. 
Perché noi cerchiamo di essere retti, ma non ottusi. 

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Spanna
15 maggio 2018 17:01 Dopo anni di "studio" ( non sono così sveglio) ho capito che il senso profondo della mia passione per il vino è nella scoperta. Ho bisogno di scoprire cosa mi piace e cosa no. Nel vino e anche in tante altre cose della vita. Perché non sono nato "imparato". Per questo ho bisogno di allargare l'esperienza del vino e di ragionarne con altri appassionati e di ascoltare le parole di chi ha capacità degustative e un bagaglio di assaggi superiori al mio. Resto sempre impressionato da chi sa sempre esprimere opinioni forti su ogni liquido che assaggia. Ma se le argomentazioni non riescono ad essere altrettanto forti, penso che sia una scorciatoia facile del pensiero. Bel post che mi ha fatto riflettere.